Commento alla Liturgia

Venerdì della XXXIII settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Ap 10,8-11

8Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: "Va', prendi il libro aperto dalla mano dell'angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra". 9Allora mi avvicinai all'angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: "Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele". 10Presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza. 11Allora mi fu detto: "Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re".

Vangelo

Lc 19,45-48

45Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, 46dicendo loro: "Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri". 47Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; 48ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo.

Commento alla Liturgia

Casa di preghiera

Luigi Maria Epicoco

Il tempio sembra il luogo dell’inizio e della fine della vicenda di Gesù. Ancora in fasce era stato portato nel tempio e preso in braccio da Simeone che aveva pronunciato la sua benedizione e la profezia sulla sua missione. Poi dodicenne vi era qui rimasto, scatenando la preoccupazione dei suoi genitori e dichiarando però che doveva occuparsi delle cose del Padre. Ora a pochi giorni dalla sua fine entra nuovamente nel tempio per chiudere il cerchio della sua missione. Ma questa sua ultima venuta porta con sé un gesto di protesta e di denuncia: “Entrato poi nel tempio, cominciò a cacciare i venditori, dicendo: «Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!»”. Nessuna relazione che conta può essere sostituita dal commercio e dai sacrifici. Si entra in relazione per amore, e non per paura. Dio non è il dio dei pagani che va addomesticato con sacrifici e offerte. Dio è un padre che ci ha amato talmente tanto da mandare Suo figlio a salvarci mediante la sua morte. È costante, anche per noi oggi, il rischio di pensare a Dio sempre in termini pagani, perché è più semplice gestire la divinità con una tecnica, con un commercio, con un sistema sottile di soddisfazioni psicologiche che incontrarlo davvero nell’amore disarmante della gratuità del Figlio. Ci è più facile fare processioni, incensare statue, aumentare le luminarie di una festa che invece domandarci se abbiamo mai veramente incontrato Gesù dentro la nostra vita. Perché una festa la può gestire un comitato, l’incontro con Cristo è materia dello Spirito Santo, e ci toglie le redini del gioco. Eppure è Cristo che ci salva la vita e niente altro, fosse anche la cosa più solenne di cui siamo capaci.  Ma certi discorsi sappiamo essere giusti, ma inevitabilmente suscitano un desiderio profondo di liberarcene: “Ogni giorno insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue parole”.

Cerca nei commenti

Resta sempre aggiornato!

Iscriviti alla nostra mailing list, riceverai gli ultimi commenti dei nostri autori direttamente nella tua casella di posta elettronica!

Iscriviti

Verifica

Verifica di aver digitato correttamente il tuo indirizzo email, leggi e accetta la privacy policy, e premi sul pulsante "Invia" per completare l'iscrizione.

Invia

Annulla

Grazie!

La tua iscrizione è stata registrata correttamente.