Commento alla Liturgia

Lunedì della XXXIV settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Ap 14,1-3.4b-5

1E vidi: ecco l'Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. 2E udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di cetra che si accompagnano nel canto con le loro cetre. 3Essi cantano come un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e agli anziani. E nessuno poteva comprendere quel canto se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra. 4Sono coloro che non si sono contaminati con donne; sono vergini, infatti, e seguono l'Agnello dovunque vada. Questi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l'Agnello. 5Non fu trovata menzogna sulla loro bocca : sono senza macchia.

Vangelo

Lc 21,1-4

1Alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 2Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, 3e disse: "In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. 4Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere".

Commento alla Liturgia

La grandezza del tutto

Luigi Maria Epicoco

Il brano del Vangelo di oggi rappresenta il testamento plastico che Gesù lascia ai suoi discepoli. Ed è proprio una povera vedova ad essere additata come l’esempio più alto del suo insegnamento: “Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere»”. All’epoca di Gesù, davanti al tesoro, in un luogo accessibile a tutti, c’erano tredici casse per le offerte. Un sacerdote controllava il valore delle monete, e dichiarava ad alta voce l’entità e l’intenzione dell’offerta, gettandola nella cassa corrispondente. Solo nella tredicesima si gettavano le offerte spontanee e senza intenzione. Non è difficile immaginare come questo modo di fare favorisse una sorta di gara ad essere visti, a ostentare l’elemosina al tempio. È un po’ come appendere denaro sulla statua che passa in processione. Non c’è niente di più antievangelico di una simile ostentazione. Tanto è vero che Gesù la stigmatizza come non degna di essere vista. La discrezione, il nascondimento e la totalità di questa donna rappresentano invece la grande lezione che Gesù vuole impartire ai suoi discepoli, e anche a noi. Si vale non perché si è visti, ma perché si ha il coraggio di fidarsi e di affidarsi a Dio totalmente. Questa donna è una vedova, ciò significa che nessuno la aiuta a mantenersi perché suo marito non c’è più. Eppure gli unici spiccioli che ha non li conserva gelosamente ma li dona con una convinzione ammirevole. Quel gesto sembra dichiarare: “Dio provvederà a me”. Molte volte ho sentito anziani ripetere “siamo nelle mani di Dio”. Se crescessimo in questa consapevolezza incarneremmo fino in fondo tutto l’insegnamento di Gesù. Egli infatti si manifesta soprattutto a coloro che in Lui confidano e si affidano.  

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