Commento alla Liturgia

Sabato della XXXII settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

3Gv 1,5-8

5Carissimo, tu ti comporti fedelmente in tutto ciò che fai in favore dei fratelli, benché stranieri. 6Essi hanno dato testimonianza della tua carità davanti alla Chiesa; tu farai bene a provvedere loro il necessario per il viaggio in modo degno di Dio. 7Per il suo nome, infatti, essi sono partiti senza accettare nulla dai pagani. 8Noi perciò dobbiamo accogliere tali persone per diventare collaboratori della verità.

Vangelo

Lc 18,1-8

1Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2"In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario". 4Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"". 6E il Signore soggiunse: "Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?".

Commento alla Liturgia

Pregare sempre

Luigi Maria Epicoco

 “Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi”. Mai come in questo brano del vangelo ci giunge chiara la richiesta della preghiera come una necessità costante che deve essere difesa dall’incostanza e dallo scoramento. Se noi preghiamo lo facciamo solo in preda a dei bisogni, ma o ci stanchiamo subito o smettiamo di farlo non appena ci ritroviamo appagati in questa o in quest’altra necessità. La preghiera però è tendere con tutto noi stessi a Dio attraverso un costante e ininterrotto desiderio messo sempre alla prova dalla sensazione che a Dio non importa nulla di noi. Ecco perché Gesù racconta questa parabola: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». Se pregare significa sentirsi accolti allora basta che il demonio metta dentro di noi la sensazione contraria ed ecco che non preghiamo più. Ma se pregare è essere ostinati nella preghiera allora il male le proverà tutte (pensieri, distrazioni, tentazioni, aridità) ma alla fine vincerà la preghiera ostinata. Infatti bisogna pregare con la certezza che il Signore ci esaudisce sempre, non perché fa come gli diciamo ma perché realizza sempre in una maniera più vera di quella che possiamo noi immaginare e sperare, ciò che gli abbiamo chiesto. La conseguenza di questo ragionamento è una: “E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»”. Che tradotto significa: “ma tu credi che sei talmente amato che il Signore non potrebbe non prendere sul serio ogni tuo singolo respiro rivolto a Lui?”. Infatti pregare è rivolgere ogni cosa a Lui invece che al nostro io.

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