Commento alla Liturgia

Santi Angeli Custodi

Prima lettura

Es 23,20-23a

20Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. 21Abbi rispetto della sua presenza, da' ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. 22Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l'avversario dei tuoi avversari. 23Quando il mio angelo camminerà alla tua testa e ti farà entrare presso l'Amorreo, l'Ittita, il Perizzita, il Cananeo, l'Eveo e il Gebuseo e io li distruggerò,

Vangelo

Mt 18,1-5.10

1In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?". 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro 3e disse: "In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. 5E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. 10Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. [

Commento alla Liturgia

Rispetto

MichaelDavide Semeraro

L’Esodo ci ricorda una parola posta non sulla bocca di Mosè, bensì del Signore stesso che parla al suo popolo così:

«Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza» (Es 23, 20-21).

Il rimando a questa presenza angelica che accompagna e guida il cammino del popolo attraverso il deserto verso la libertà, diventa una scuola di «rispetto». Quando da bambini ci hanno insegnato la devozione all’angelo custode, cui affidavamo alla sera tutti i nostri piccoli crucci, chiedendo di custodire le persone amate e di darci sogni belli e buoni, in realtà ci è stato trasmesso qualcosa di molto importante e di assolutamente necessario. Ci è stato trasmesso il rispetto di noi stessi e degli altri, a partire dalla consapevolezza che la vita di ciascuno è posta in un mistero più grande. Questo rispetto non si identifica né si appiattisce sulle realtà semplicemente materiali e passeggere di ogni giorno, ma ci insegna ad accoglierci e ad accogliere la vita in modo più ampio.

Da parte sua il Signore Gesù sembra quasi rincarare la dose:

«Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18, 10).

Il rispetto di una presenza tanto misteriosa quanto reale accanto a noi, come quella che ci è richiesta di vivere nei confronti dell’angelo custode, porta il frutto di una capacità di rispetto verso tutto ciò che, per la sua piccolezza e la sua inermità, non può imporsi in alcun modo ed è affidato e consegnato alla nostra accoglienza fatta di delicatezza e di amore. Infatti, la caratteristica più sensibile degli angeli è quella di essere tanto forti quanto deboli, così da poterci garantire un legame con il mondo della trascendenza e, nello stesso tempo, non imporre mai questa presenza alla nostra vita se non come discreta e disarmata proposta fatta, continuamente, alla nostra intelligenza e alla nostra libertà.

Nondimeno una sensibilità alle realtà e alle creature invisibili diventa una grande scuola di umanità perché ci rende capaci di accorgerci di ciò che è più piccolo e ha bisogno della nostra cura. Ma non solo questo. La presenza degli angeli ci permette pure di accogliere la parte più fragile e vulnerabile di noi stessi, aiutandoci nel cammino di riconciliazione con ciò che in noi è più piccolo, più povero, più indifeso. Mentre la Chiesa ci apre gli occhi su queste creature invisibili, eppure cosi presenti come sono gli angeli, apre pure il nostro cuore ad accoglierci e ad accogliere un modo sempre più generoso e intelligente di concepire la relazione. La parola che ci consegna il Signore Gesù in realtà è molto liberante:

«Perciò chiunque si farà piccolo come questa bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli» (18, 4).

Non siamo soli e non siamo chiamati a nulla di straordinario, semplicemente siamo chiamati ad essere più umani, tanto da essere riconosciuti come angeli perché solo se avremo rispetto di noi stessi potremo rispettare gli altri.

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