Commento alla Liturgia

Venerdì della XXIX settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Ef 4,1-6

1Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, 2con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, 3avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. 4Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; 5un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. 6Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Vangelo

Lc 12,54-59

54Diceva ancora alle folle: "Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: "Arriva la pioggia", e così accade. 55E quando soffia lo scirocco, dite: "Farà caldo", e così accade. 56Ipocriti! Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? 57E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? 58Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. 59Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo".

Commento alla Liturgia

Evitare

MichaelDavide Semeraro

La parabola del Signore Gesù che concerne la meteorologia oggi sarebbe di certo ancora più efficace. Quando si decide di fare una scampagnata, andiamo a guardare le previsioni del tempo per confermare o cambiare il nostro programma o, almeno, per attrezzarci al meglio per evitare di rovinarci la giornata. La prima parola che il Signore rivolge ai suoi interlocutori è un sincero apprezzamento: «sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo» (Lc 12,56). Questa parola ammirativa del Signore Gesù potrebbe essere ulteriormente radicalizzata: sì, in realtà, noi sappiamo valutare non solo l’aspetto della terra e del cielo, ma pure sappiamo percepire che cosa sia in gioco nelle nostre relazioni personali. Eppure talora preferiamo non fare caso a ciò che è evidente, tanto da far finta di non vedere e di non sapere per il semplice motivo che non vogliamo cambiare. A questo punto la parola del Signore non lascia scampo:

«E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?» (12,57).

Non possiamo in nessun modo evitare di dare una risposta seria a questa domanda. Soprattutto non possiamo aspettarci che qualcuno o qualcosa ci eviti la fatica di trovare una risposta che non può venire se non da dentro di noi, ove siamo chiamati ad esercitare un’intelligenza sul reale senza la quale la realtà rischia di schiacciarci fino ad annientare o almeno impoverire quelle che sono le possibilità di una vita che sia degna di questo nome. Il consiglio che il Signore ci dà è un consiglio che riguarda tutta la nostra vita e tocca tutte le sue dimensioni:

«Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice» (12,58).

In una parola, sembra che il Maestro ci consigli almeno di prendere l’ombrello o l’impermeabile senza dimenticare la sciarpa e il cappello, se le previsioni del tempo sono chiaramente brutte.

L’apostolo Paolo ci permette di uscire dalla parabola e di dare un nome più preciso e ciò che ci serve per evitare che la nostra vita sia rovinata dal maltempo. Sembra che ci venga detto di uscire ogni mattina di casa ben equipaggiati e preparati per evitare il peggio e cercare di spianare la strada al meglio: «con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4,2). Se accogliamo fino in fondo la parola del Signore non si tratta soltanto di «evitare» il peggio, ma di avere a cuore di sperare sempre nel meglio, e questa speranza si fonda sulla certezza che, ben aldilà delle nuvole portate avanti e indietro dal vento e che possono essere cariche di pioggia o, al contrario, pesanti di caldo, vi è un sole che rimane al suo posto:

«un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,6).

Cerca nei commenti

La parola «avversario» (ἀντίδικος) può significare «accusatore», o «antagonista». Emergono due sfumature: la prima sottolinea l'elemento di accusa che implica avere qualcuno avverso, cioè contrario a noi; la seconda, invece, allude a una dimensione di lotta e di combattimento che sperimentiamo quando siamo di fronte a un nemico, con cui siamo entrati in una forte competizione.

Resta sempre aggiornato!

Iscriviti alla nostra mailing list, riceverai gli ultimi commenti dei nostri autori direttamente nella tua casella di posta elettronica!

Iscriviti

Verifica

Verifica di aver digitato correttamente il tuo indirizzo email, leggi e accetta la privacy policy, e premi sul pulsante "Invia" per completare l'iscrizione.

Invia

Annulla

Grazie!

La tua iscrizione è stata registrata correttamente.