Commento alla Liturgia

Sabato della XXVIII settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Ef 1,15-23

15Perciò anch'io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, 16continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, 17affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; 18illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi 19e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore. 20Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, 21al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. 22Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: 23essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Vangelo

Lc 12,8-12

8Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; 9ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. 10Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. 11Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, 12perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire".

Commento alla Liturgia

Momento

MichaelDavide Semeraro

Il Signore Gesù fa una promessa solenne ai discepoli di ogni tempo:

«lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire» (Lc 12,12).

La solennità della promessa che ci viene dal Signore per essere efficace deve sposarsi con la nostra disponibilità generosa e fiduciosa a vivere il momento presente senza troppo preoccuparci e, soprattutto, senza troppo premunirci. Il Maestro non ci promette di essere risparmiati dalle prove della vita e ancor meno da quelle della fede: «vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità» (12,11). L’oggetto della promessa del Signore è di darci tutti i mezzi interiori per trovare le parole e i gesti adeguati per dare testimonianza fino in fondo al «Figlio dell’uomo» (12,10). L’uso di questa immagine e di questo titolo da parte del Signore Gesù per parlare di se stesso ci porta direttamente al cuore del suo mistero pasquale in cui siamo chiamati a inabissarci e identificarci.

L’apostolo Paolo si rallegra profondamente «avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi» (Ef 1,15). Dicendo questo, siamo messi di fronte all’asse cartesiano della nostra vita di discepoli: la fede che si manifesta nell’amore. Questo ci aiuta a cogliere meglio che cosa significhi vivere il momento presente con fiducia e generosità. Infatti non c’è nessuna situazione, anche la peggiore che si possa immaginare, che ci possa realmente impedire di essere nella condizione di manifestare la nostra fede attraverso un amore adeguato alle circostanze e alle persone che quotidianamente incontriamo sulla nostra strada. La certezza più profonda che abita la nostra vita di credenti è di non avere bisogno né di preoccuparci né di discolparci (Lc 12,11), ma solo di testimoniare la nostra fede in Dio attraverso una capacità sempre nuova di rinnovare la nostra fiduciosa alleanza con i nostri fratelli e le nostre sorelle.

Resistere a questo dinamismo interiore sarebbe come tagliare la radice della nostra fondamentale relazione con Dio, non credendo alla sua promessa di essere dentro di noi per accompagnarci in ogni «momento» della nostra vita. Per il Signore Gesù questo sarebbe il peccato che «non sarà perdonato» (12,10). Infatti tutto può e deve essere perdonato, ma la via del perdono viene sbarrata se non crediamo più all’altro, non ci fidiamo più dell’Altro che vive e opera dentro il nostro cuore. La preghiera di Paolo può diventare la nostra stessa preghiera:

«illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore» (Ef 1,19).

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