Commento alla Liturgia

Ss. Simone e Giuda

Prima lettura

Ef 2,19-22

19Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, 20edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù. 21In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

Vangelo

Lc 6,12-19

12In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. 13Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: 14Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. 17Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. 19Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Commento alla Liturgia

Notte

MichaelDavide Semeraro

L’evangelista Luca pone – come spesso accade per gli avvenimenti e i momenti più significativi della vita del Signore – la scelta degli apostoli e la loro nominazione solenne nel contesto della luce del mattino, come frutto di un lungo lavoro interiore vissuto al cospetto del Padre suo:

«se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio» (Lc 6,12).

Inoltre, nella redazione lucana, l’elenco del nome degli apostoli è personale e non a due a due. Verso la fine dell’elenco troviamo: «Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo». Alla congiunzione «e» cui siamo abituati negli altri sinottici, Luca sostituisce una sorta di presentazione più solitaria dei singoli apostoli. 

Nella notte della sua preghiera il Signore sembra aver incontrato il mistero personale di ciascuno di coloro che al mattino ri-chiamerà e costituirà come suoi apostoli. Ed è proprio con loro che Gesù discenderà dal monte per fermarsi «in un luogo pianeggiante» (6,17), lo stesso ambiente in cui il Signore pronuncia le sue beatitudini cui fa seguire dei sonori «guai». Con queste note di geografia spirituale veniamo introdotti nella celebrazione della festa odierna di due apostoli che sono l’occasione per meditare ulteriormente sul mistero della Chiesa e sul nostro essere Chiesa per il mondo. Gli apostoli vengono scelti da Gesù sul monte, ma dopo averli costituiti sono subito – si potrebbe dire immediatamente – chiamati a discendere con Gesù per mescolarsi ai bisogni della «gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente» (6,17). Luca non si accontenta di attirare la nostra attenzione sulla quantità di persone che attendono Gesù e lo accolgono in compagnia di quanti ha appena eletto come suoi apostoli, ma ci chiarisce le motivazioni di tanta e tale attesa:

«erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie» (Lc 6,18). 

In tal modo il Vangelo ci ricorda che l’elemento apostolico per eccellenza è la sensibilità alla fame di ascolto e al bisogno di compassione dell’umanità. Nella sua preghiera notturna, prolungata e profonda, sembra che il Signore abbia posto – scavando profondissimamente – le fondamenta della sua Chiesa come mistero e ministero di salvezza. Tutti quegli elementi notturni che attraversano e caratterizzano le vita di tutte le creature sono stati assunti, pregati e illuminati dal Signore stesso, e la Chiesa ha il sublime compito di continuare la sua presenza sanificante e santificante. L’elemento notturno di ciascuno di noi è parte integrante della nostra relazione con Dio e la nostra stessa testimonianza è tanto più efficace, nel senso evangelico del termine, nella misura in cui è capace di integrare e di far integrare il lato oscuro e più fragile della nostra esistenza. Ben lo dice il salmo: «Il giorno al giorno ne affida il racconto, e la notte alla notte ne trasmette notizia» (Sal 18,3). Per questo le parole dell’apostolo Paolo sono una realtà e riguardano ogni uomo e donna che nella Chiesa si sente a casa:

«voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19).

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Il sostantivo rende un termine che in greco (οἰκεῖος) indica una relazione molto stretta, intima, come quella di chi possiede ormai le chiavi di casa di una persona con cui vive un rapporto di speciale appartenenza reciproca.

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