Commento alla Liturgia

Sabato della XXVII settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Gal 3,22-29

22la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo. 23Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. 24Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. 25Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. 26Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, 27poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. 28Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. 29Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

Vangelo

Lc 11,27-28

27Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!". 28Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!".

Commento alla Liturgia

Osservare

MichaelDavide Semeraro

Prima di rimandare alla necessaria obbedienza come sottomissione e conformazione, l’ultima parola del Vangelo di oggi rimanda a qualcosa di più intimo e, per molti aspetti, più fondamentale: «ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11,28). Osservare prima di obbedire significa guardare con attenzione e con passione. Osservare significa inoltre non solo guardare, ma ritenere nella mente e custodire nel cuore. Si tratta, così, di un’azione intensa verso qualcuno e qualcosa ed è un’attitudine che consegue ad una intuizione di preziosità che ci inclina a concentrare tutte le forze perché nulla vada perduto e perché nulla ci sfugga. L’evocazione da parte della «donna» (11,27) che alza la voce per benedire ed esaltare il grembo e il seno della madre che ha cullato e ha nutrito il Signore Gesù, ci rimanda ad uno sguardo assolutamente unico per intensità e per cura, che è quello di una madre nei confronti del proprio piccolo. È uno sguardo a cui non sfugge ciò che tutti gli altri non sono in grado né di vedere, né di comprendere.

È in questo senso che la Madre di Gesù diventa un modello per ogni discepolo ed è in questa direzione che possiamo comprendere la parola alquanto provocatoria del Signore:

«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (11,28).

Potremmo fare, alla fine di questa settimana, un piccolo test: ricordiamo a memoria la sequenza dei testi evangelici che abbiamo letto durante questi ultimi giorni? Testi preziosi, testi che avrebbero dovuto segnare fino a cambiare, almeno di poco, la nostra vita: il buon samaritano, Marta e Maria, la preghiera del Signore, l’invocazione del dono dello Spirito, la potenza di Gesù contro il male…! Fino a che punto abbiamo veramente “osservato” queste parole e questi gesti del Signore tanto da imprimerli nel nostro cuore e custodirli come doni preziosi di cui prenderci cura amorevolmente? Quale traccia questi testi hanno lasciato nel nostro cuore?

L’apostolo Paolo ci offre un criterio per poter rispondere a questa grave domanda che ci riguarda personalmente e profondamente:

«Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa» (Gal 3,28-29).

Se osserviamo la Parola, il nostro modo di guardare e osservare il mondo attorno a noi non potrà rimanere uguale, ma sarà sempre più dilatato. Così il nostro rapporto con il Signore attraverso l’accoglienza amorosa della sua Parola non è semplicemente una questione di informazione, ma è un’esperienza di sguardo scambiato che ci permette di sentire la gioia di una relazione che, se passa attraverso la parola, non si limita e non si identifica mai con le sole parole.

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