Commento alla Liturgia

Presentazione della Beata Vergine Maria

Prima lettura

Zc 2,14-17

14Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te. Oracolo del Signore. 15Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo, ed egli dimorerà in mezzo a te e tu saprai che il Signore degli eserciti mi ha inviato a te. 16Il Signore si terrà Giuda come eredità nella terra santa ed eleggerà di nuovo Gerusalemme. 17Taccia ogni mortale davanti al Signore, poiché egli si è destato dalla sua santa dimora".

Vangelo

Mt 12,46-50

46Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. 47Qualcuno gli disse: "Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti". 48Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". 49Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! 50Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre".

Commento alla Liturgia

Eredità

Roberto Pasolini

Oggi la tradizione orante della Chiesa ci prende per mano per condurci dentro una memoria liturgica che, pur attingendo i suoi fondamenti teologici dai vangeli apocrifi, offre alla nostra riflessione un fondamento solido per custodire la speranza e irrobustire il desiderio della vita nuova. Ricordando il momento in cui la giovane Maria di Nazaret fece a Dio l’offerta di se stessa, non si vuole affermare la realtà storica di un avvenimento di cui non c’è traccia nella Scrittura canonica. Si vuole invece sottolineare come la disponibilità che questa figlia di Dio ha offerto a Dio sia stata preparata dall’attesa messianica presente nella fede di Israele. La frequentazione del tempio e delle liturgie celebrate in sinagoga ha senz’altro preparato la Vergine a diventare la dimora del Verbo di Dio, come già i profeti annunciavano nei tempi antichi:

«Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te» (Zc 2,14).

Il testo di Zaccaria che viene proposto dalla liturgia lascia intuire come il cuore di Maria si sia dovuto preparare attraverso una gioia sincera e umile, prima di poter varcare la soglia di una volontà di Dio unica e inconcepibile per qualsiasi essere umano. Le parole con cui i profeti prefiguravano la centralità di Israele e di Gerusalemme nel disegno di salvezza universale per tutte le genti hanno istruito, piano piano, il cuore di Maria fino a farle pensare – e persino desiderare – di poter essere lei stessa il luogo in cui la parola di Dio poteva compiersi:

«Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo, ed egli dimorerà in mezzo a te» (2,15).

Nel linguaggio profetico della Scrittura, l’intenzione di Dio di porre la sua tenda in mezzo alla nostra umanità corrisponde al criterio – e al mistero – dell’elezione, il cui fine ultimo non è l’esclusione di nessuno, ma la scelta di estendere a tutti l’abbondanza di una vita eterna: «Il Signore si terrà Giuda come eredità nella terra santa ed eleggerà di nuovo Gerusalemme» (2,16).

Maria si presenta così all’Altissimo: come una terra disposta ad accogliere la linfa della sua santità dentro la sua umanità e a porsi come simbolo di eredità per quanti sono disposti a credere nella pienezza dei tempi. In questa prospettiva, la presentazione al tempio di Maria non è affatto la celebrazione di un privilegio, ma di un atto di amore con cui i tesori della grazia di Dio vengono dischiusi e resi accessibili a ogni uomo e a ogni donna. È in questa direzione che scorre la scelta del brano evangelico, dove i riflettori si accendono non tanto sulla prossimità della Vergine alla carne e alla missione del suo figlio, ma sulla scandalosa possibilità di nuovi legami nello Spirito, che l’Incarnazione ha inaugurato:

«perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,50).

Come osserva il santo vescovo di Ippona in un celebre discorso: «Perché, o carissimi, badate bene: anche voi siete membra di Cristo, anche voi siete corpo di Cristo. Osservate in che modo lo siete, perché egli dice: “Ecco mia madre, ed ecco i miei fratelli” (Mt 12,49). […] Quando dico fratelli, quando dico sorelle, è chiaro che intendo parlare di una sola e medesima eredità. Perciò anche nella sua misericordia, Cristo, essendo unico, non volle essere solo, ma fece in modo che fossimo eredi del Padre e suoi coeredi nella medesima sua eredità (dai «Discorsi» di sant’Agostino Vescovo. Disc. 25,7-8).

Mentre contempliamo, nell’offerta di tutto il suo essere a Dio, la bellezza di Maria Vergine, come modello di ogni autentica forma di consacrazione dentro la comunità dei credenti, non possiamo che dilatare lo sguardo per ricordare come il dono e la responsabilità di questa speciale intimità con Dio sia un’eredità ormai accessibile a chiunque prenda sul serio l’interrogativo del vangelo:

«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?» (Mt 12,48).

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