Il sigillo di fuoco del bacio di Dio

Es 3,7-4,15

Es 3,7-4,15

7Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. 8Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Ittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. 9Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. 10Perciò va'! Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!". 11Mosè disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall'Egitto?". 12Rispose: "Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte". 13Mosè disse a Dio: "Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi". Mi diranno: "Qual è il suo nome?". E io che cosa risponderò loro?". 14Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". E aggiunse: "Così dirai agli Israeliti: "Io-Sono mi ha mandato a voi"". 15Dio disse ancora a Mosè: "Dirai agli Israeliti: "Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi". Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione. 16Va'! Riunisci gli anziani d'Israele e di' loro: "Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mi è apparso per dirmi: Sono venuto a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto. 17E ho detto: Vi farò salire dalla umiliazione dell'Egitto verso la terra del Cananeo, dell'Ittita, dell'Amorreo, del Perizzita, dell'Eveo e del Gebuseo, verso una terra dove scorrono latte e miele". 18Essi ascolteranno la tua voce, e tu e gli anziani d'Israele andrete dal re d'Egitto e gli direte: "Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto, a tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio". 19Io so che il re d'Egitto non vi permetterà di partire, se non con l'intervento di una mano forte. 20Stenderò dunque la mano e colpirò l'Egitto con tutti i prodigi che opererò in mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare. 21Farò sì che questo popolo trovi grazia agli occhi degli Egiziani: quando partirete, non ve ne andrete a mani vuote. 22Ogni donna domanderà alla sua vicina e all'inquilina della sua casa oggetti d'argento e oggetti d'oro e vesti; li farete portare ai vostri figli e alle vostre figlie e spoglierete l'Egitto". 1Mosè replicò dicendo: "Ecco, non mi crederanno, non daranno ascolto alla mia voce, ma diranno: "Non ti è apparso il Signore!"". 2Il Signore gli disse: "Che cosa hai in mano?". Rispose: "Un bastone". 3Riprese: "Gettalo a terra!". Lo gettò a terra e il bastone diventò un serpente, davanti al quale Mosè si mise a fuggire. 4Il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano e prendilo per la coda!". Stese la mano, lo prese e diventò di nuovo un bastone nella sua mano. 5"Questo perché credano che ti è apparso il Signore, Dio dei loro padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe". 6Il Signore gli disse ancora: "Introduci la mano nel seno!". Egli si mise in seno la mano e poi la ritirò: ecco, la sua mano era diventata lebbrosa, bianca come la neve. 7Egli disse: "Rimetti la mano nel seno!". Rimise in seno la mano e la tirò fuori: ecco, era tornata come il resto della sua carne. 8"Dunque se non ti credono e non danno retta alla voce del primo segno, crederanno alla voce del secondo! 9Se non crederanno neppure a questi due segni e non daranno ascolto alla tua voce, prenderai acqua del Nilo e la verserai sulla terra asciutta: l'acqua che avrai preso dal Nilo diventerà sangue sulla terra asciutta". 10Mosè disse al Signore: "Perdona, Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono stato né ieri né ieri l'altro e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua". 11Il Signore replicò: "Chi ha dato una bocca all'uomo o chi lo rende muto o sordo, veggente o cieco? Non sono forse io, il Signore? 12Ora va'! Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò quello che dovrai dire". 13Mosè disse: "Perdona, Signore, manda chi vuoi mandare!". 14Allora la collera del Signore si accese contro Mosè e gli disse: "Non vi è forse tuo fratello Aronne, il levita? Io so che lui sa parlare bene. Anzi, sta venendoti incontro. Ti vedrà e gioirà in cuor suo. 15Tu gli parlerai e porrai le parole sulla sua bocca e io sarò con la tua e la sua bocca e vi insegnerò quello che dovrete fare.

Commento alla Lettura

Il sigillo di fuoco del bacio di Dio

Sui passi dell'Esodo

Rosanna Virgili

«Il Signore disse: ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Esodo 3,7).

Così il Dio del roveto riprende a parlare con Mosè. Colmo di pietà verso quel popolo che grida dalla terra d’Africa, Egli l’ha posto nel suo cuore e adesso è sceso per dargli risposta. Ci aspetteremmo che Dio facesse un proclama delle gesta che si appresta a compiere di suo stesso pugno, col potere del prodigio, tipico di ogni dio. Ma le sue concrete intenzioni sono in tutt’altro senso: Dio non dice a Mosè: “Vieni con me” ma un sorprendente: «Perciò va’! Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti». Non sarà Mosè a mettersi al seguito di Dio ma Dio a porsi sulle orme di Mosè. «Io sarò con te», è l’unica garanzia che gli assicura.

Quella che viene intesa come la narrazione della vocazione di Mosè inizia come una sorta di provocazione, con una richiesta che appare troppo grande per essere presa sul serio. «Chi sono io per andare da Faraone?» risponde infatti Mosè, senza l’indugio di un istante. Molti anni prima egli era scappato dall’Egitto, proprio per scampare alla giustizia e alla polizia di Faraone. Non è che la prima di una serie di ben cinque obiezioni che Mosè farà a Dio, a Colui che, per contro, lo incalza a un ritmo serrato almeno quanto la sua resistenza. Andrai da Faraone e andrai dai tuoi fratelli ebrei e se ti chiederanno come si chiama il Dio che ti manda, tu risponderai:

«Io-sono mi ha mandato a voi; il Dio dei vostri padri» (3,14).

Dovrai fare di te un corpo di memoria del “Dio con loro”, di un alleato fedele, di un amico, di un padre adottivo. Dovrai farli sognare che non saranno soli sulla via del deserto e del riscatto. Ma ci sarà l’unico che “è”, il Dio compagno dell’Esodo, il Dio della loro liberazione.

Mosè non è disposto a compiere quell’esodo – da se stesso – prima dei fratelli lasciati in Egitto; vuole tenersi stretti i privilegi della sua vita “privata”, dopo aver fatto tanto per riuscire a ritagliarsela. Alla chiamata di Dio egli inanella una serie di “no”: non mi crederanno, non so parlare, non ci voglio andare… splendidamente umano è il reiterato diniego di Mosè a farsi ostaggio della misericordia di Dio verso la gente di nessuno al mondo.

«Perdona, Signore, non sono un buon parlatore (…) sono impacciato di bocca e di lingua»: ben sapendo che l’arma della libertà e del dono della terra sarà la parola (e non la spada!) Mosè oppone il limite della sua balbuzie. Come potrò condurre gli ebrei nel Paese della Promessa se non riesco a pronunciare le parole necessarie? Ed ecco, allora, la mossa a sorpresa di Dio che dà a Mosè lo scacco matto: «Non vi è forse tuo fratello, Aronne il levita? Io so che lui sa parlare bene (…) Io parlerò alla sua e alla tua bocca e vi insegnerò ciò che dovrete fare» (4,15).

A questo punto il rude pastore della steppa cede alla proposta di Dio; insieme a un fratello, in “due o più” si può cambiare il mondo! Si può lottare per la giustizia, per la libertà, per il diritto alla vita di tutti. Col sigillo di fuoco del bacio di Dio.

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