Commento alla Liturgia

Giovedì della I settimana di Avvento

Prima lettura

Is 26,1-6

1In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda: "Abbiamo una città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza. 2Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele. 3La sua volontà è salda; tu le assicurerai la pace, pace perché in te confida. 4Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, 5perché egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto, ha rovesciato la città eccelsa, l'ha rovesciata fino a terra, l'ha rasa al suolo. 6I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri".

Vangelo

Mt 7,21.24-27

21Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande".

Commento alla Liturgia

I passi dei poveri

Roberto Pasolini

Le Scritture di oggi legano la venuta del Signore al modo con cui facciamo il cammino della vita e a quale tipo di forza scegliamo di adottare nelle nostre valutazioni e nelle nostre scelte. Chi di noi vorrebbe ritrovarsi, anche solo accidentalmente, all’interno di quella casa incapace di reggere l’urto delle intemperie e degli imprevisti?

«Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande» (Mt 7,26-27)

La parabola delle due case, con cui il Signore Gesù conclude il lungo discorso della montagna, non è riducibile a un’esortazione alla coerenza, tanto utile quanto insufficiente a descrivere la sequela cristiana. Chiunque prova a prendere sul serio il vangelo, scopre ben presto quanto sia impossibile essere discepoli fondati sulla propria determinazione. L’insegnamento del Maestro vuole dire una cosa ancora più profonda ed esigente. È un invito a considerare la messa in pratica del vangelo come tappa imprescindibile del processo di ascolto e conversione. Entra nel Regno chi prova a fare, non chi ascolta a oltranza.

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21)

Indubbiamente, fare senza capire, mettere in pratica rinunciando alla pretesa di apparire coerenti ci immette in un cammino di vera umiltà, per non dire di continua umiliazione. Ma è proprio questo tipo di andatura che introduce dentro le mura della «città forte» (Is 26,1) e ci fa scoprire e gustare quanto il Signore sia «una roccia eterna» (26,4), su cui è sempre possibile contare. Il profeta Isaia assicura che chi sembra posto in fondo alle graduatorie del mondo, a causa del suo rapporto con Dio e con la sua giustizia, è destinato ad avanzare oltre e prima degli altri. Per questo la venuta del Signore è così universale, inclusiva, alla portata — e al passo — di tutti. Chi non si sente “povero” alzi la mano!

«(il Signore) ha rovesciato la città eccelsa, l’ha rovesciata fino a terra, l’ha rasa al suolo. I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri» (Is 26,5-6)

Cerca nei commenti

Il verbo ὁμοιόω (omoiòo) esprime qui due concetti affini: “rendere qualcuno simile a un altro o a un’altra cosa” (al passivo “diventare come”), e “paragonare”. Matteo lo coniuga al futuro passivo, lasciando intendere l'allusione a un tempo che verrà, forse il tempo del giudizio ultimo, quando ognuno manifesterà da quale somiglianza si è lasciato plasmare.

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