Il volto del Dio del creato. Fatto per bellezza

Pr 8,22-31

Pr 8,22-31

22Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all'origine. 23Dall'eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. 24Quando non esistevano gli abissi, io fui generata, quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; 25prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io fui generata, 26quando ancora non aveva fatto la terra e i campi né le prime zolle del mondo. 27Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso, 28quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso, 29quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini, quando disponeva le fondamenta della terra, 30io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, 31giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.

Commento alla Lettura

Il volto del Dio del creato. Fatto per bellezza

Contemplare il volto di Dio

Rosanna Virgili

PRESENTAZIONE

Quella del Dio Creatore è una rappresentazione meravigliosa e recente nella Bibbia. A dispetto del fatto che i testi che la descrivono siano stati redatti e composti probabilmente per ultimi, essi restano, però, collocati tra i primi (cf Gn 1-11). Il Volto di un Creatore nasce dalla Sapienza biblica che pensa il mondo come “creato”. Guardando il mondo, il sapiente biblico si accorge che ogni cosa vive all’interno di un ordine di relazione con l’altra, a partire dai grandi luminari – il sole e la luna – per arrivare alla terra e al mare e all’asciutto e a tutte le varietà degli esseri viventi. Tutto è in un concerto di corrispondenza, il cui direttore d’orchestra è Dio.

PER LEGGERE E COMPRENDERE: l’arte del creare

“Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine” (Pr 8,22).

Lo splendido quadro del libro dei Proverbi dà un’edizione sapienziale della creazione del mondo che compete, per la forza della poesia e della suggestione, con i testi di Genesi. Ad aprire la scena è la “Sapienza”, figura femminile che prende la parola per raccontare cosa avvenne all’inizio, quando ancora non c’erano né la luce, né le stelle.
Proprio lei si presenta come “inizio” della creazione di Dio, colei che sarà la sua Musa e la sua melodia, la sua compagna e la sua interprete.

“Quando non esistevano gli abissi io fui generata, quando ancora non vi erano le sorgenti” (Pr 8,24).

Inizio e figlia è la Sapienza, quasi una figura di quel “Verbo”, anch’Egli Figlio, di cui parlerà Giovanni nel suo Prologo, presentando la persona di Gesù (cf Gv 1,1ss).
Dio non è stato mai solo, dal primo momento della sua opera di creazione e fino alla fine. Egli è un Artefice che si lascia aiutare dalla donna Sapienza nella costruzione e nell’intelligenza di tutte le cose. Il Creatore biblico non è un Dio onnipotente solitario che con una specie di bacchetta magica, guidata dalla sua stessa voce, dà luogo alle creature. La sua immagine è fatta di scambio, di assonanze, di voce in duetto, di corrispondenza con la donna Sapienza presente come principio in ogni azione creativa.

“Quando Egli fissava i cieli io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso (…) quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini, quando disponeva i fondamenti della terra” (Pr 8,27.29).

La Sapienza guardava il Creatore e sembra perfino che lo consigliasse quando Egli entrava nel punto focale dell’opera creativa: stabilire dei limiti, tracciare dei confini. Principio della Sapienza è, infatti, che ogni cosa ha un limite. Altrimenti tutto sarebbe soltanto una parte e non potrebbe accendersi il gioco della vita. Ogni cosa sta di fronte all’altra ed è con essa alleata. Se il mare non avesse un limite non ci sarebbe l’asciutto. Se il sole non fosse in alto non potrebbe illuminare la terra, che sta in basso. Nella relazione tra diversi è il segreto della vita del Creato. Ogni elemento è fatto per intonarsi a un altro, perché insieme possano creare un “cosmo”, un ordine di matematica e di musica.

“Io ero con lui come artefice, ed ero la sua delizia ogni giorno, giocavo davanti a Lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo” (Pr 8,30-31).

Il motivo del creare di Dio è ludico ed estetico: Egli ha fatto il mondo per puro piacere e per poterne godere insieme all’uomo! La sapienza che rende concrete le linee di Dio e diventa artefice ella stessa del Creato è uno specchio in cui il Creatore trova scienza, gioia, gusto, vita.

PER MEDITARE E ATTUALIZZARE

1. Il protagonismo della creatura umana e l’individualismo che è fiorito nella nostra cultura occidentale ha fatto sì che i “confini” che regolano la vita siano stati e continuino a essere valicati, sopprimendo la presenza degli altri – intesi come parti del creato – e dell’altro, inteso come il fratello. Quali “mostri” genera questa nostra civiltà?
2. Una sana ecologia stimola a una sensibilità di comunione: anche Dio era in compagnia della Sapienza quando creava il mondo. In che modo possiamo affinare le nostre sensibilità per costruire luoghi di armonia e di bellezza?

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