Commento alla Liturgia

Sabato della II settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Eb 9,2-3.11-14

2Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell'offerta; essa veniva chiamata il Santo. 3Dietro il secondo velo, poi, c'era la tenda chiamata Santo dei Santi, con 11Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione. 12Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. 13Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, 14quanto più il sangue di Cristo - il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio - purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?

Vangelo

Mc 3,20-21

20Entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. 21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: "È fuori di sé".

Commento alla Liturgia

Tenda più grande

MichaelDavide Semeraro

L’autore della lettera agli Ebrei si esprime in termini assai rivelativi:

«Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione» (Eb 9,11).

Di questa novità assoluta, che ingenera e scatena tutta una serie di conseguenze, i familiari di Gesù fanno fatica a rendersi conto. Non solo, fanno ancora più fatica ad accettare e a comprendere che ciò possa significare persino «che non potevano neppure mangiare» (Mc 3,20). Ciò che sembra inquietare i parenti del Signore è che il cuore di Cristo sia una «tenda più grande» non per trovarvi il proprio comodo, ma per dare accoglienza e asilo a ogni sofferenza e a ogni bisogno. Sembra proprio che le attese della famiglia del Signore siano deluse dal modo di agire di Gesù e si mettono per questo in cammino «per andare a prenderlo» (3,21).

Per riprendere l’immagine della prima lettura, si potrebbe dire che la famiglia di Gesù cerca di riportarlo in una tenda più piccola, più confortevole, più rassicurante e meno esposta. Ma ciò non è possibile! Del resto è un meccanismo che abita pure – spesso e volentieri – il nostro cuore. Quando non comprendiamo o non accettiamo la differenza di sensibilità e di comportamento dei nostri fratelli e sorelle in umanità, ci viene abbastanza naturale di ritenerli un po’ «fuori» (3,21). Quando etichettiamo gli altri ritenendoli «fuori», spesso dimentichiamo che forse siamo noi a restare talmente dentro ai nostri schemi, da non essere in grado di uscire per un attimo dalla porta, né tantomeno rischiare di aprire una finestra sulla strada degli altri.

Il Signore Gesù ci chiede di passare dal cercare ciò che è giusto al superare la tendenza a bollare come sbagliato tutto ciò che è “fuori” dal nostro controllo e dalla nostra prospettiva, per imparare ad aggiustarci alla differenza per essere autenticamente giusti. Tutto ciò esige di avere come cuore «una tenda più grande e più perfetta» (Eb 9,11). L’elemento della grandezza secondo il cuore di Cristo esige una maggiore inclusività con la rinuncia all’esclusività, e l’elemento della perfezione riguarda la capacità di integrazione con una crescente capacità di inclusione. Un processo di dilatazione interiore che passa attraverso la rinuncia generosa a ogni forma di esclusiva.

Il rischio corso dai parenti del Signore è lo stesso che continuamente corrono la Chiesa e ciascun discepolo, quando si perde il senso dell’assoluta novità con cui Gesù si relaziona al mondo in termini di assoluta gratuità e di piena disponibilità. Non è raro che anche noi, invece di lasciarci interrogare e destabilizzare dal Vangelo, rischiamo di usare il Vangelo per confermare i nostri schemi e le nostre abitudini. Risuona come un monito l’interrogazione finale della prima lettura:

«… quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?» (Eb 9,14).

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