Commento alla Liturgia

Giovedì dopo le Ceneri

Prima lettura

Dt 30,15-20

15Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. 16Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso. 17Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, 18oggi io vi dichiaro che certo perirete, che non avrete vita lunga nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano. 19Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, 20amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe".

Vangelo

Lc 9,22-25

22"Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno". 23Poi, a tutti, diceva: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. 25Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?

Commento alla Liturgia

Scegliere la vita

Roberto Pasolini

Dopo il gesto del digiuno e il rito dell’imposizione delle ceneri, con cui ieri abbiamo inaugurato il cammino quaresimale, la parola di Dio contenuta nelle Scritture di oggi sembra quasi volerci sorprendere e disorientare. Non tanto per l’orizzonte in cui si iscrivono le parole della liturgia – che rimane quello della conversione evangelica, da assumere con umiltà e lucidità – quanto piuttosto per la prospettiva di «vita» che pervade l’intero discorso di Mosè al popolo:

«Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza» (Dt 30,19).

Orientarsi tra ciò che può far bene e ciò che può nuocere, selezionare attentamente quello che conduce alla vita e quello che fa scivolare nella morte non sono mai operazioni tranquille. Soprattutto nel nostro tempo, in cui ci crediamo tutti molto ricchi di opportunità, ma in realtà ci troviamo a essere molto poveri di sapienza e quindi di capacità di discernimento nelle circostanze più ordinarie e banali. Non è, del resto, una condizione così inedita la nostra, ma del tutto compatibile con quella di Israele nel deserto, quando la vertigine della libertà cresceva in misura proporzionale alla vastità incontrollabile dello spazio da attraversare per giungere alla terra promessa da Dio. La grande sfida che Israele è chiamato a cogliere e ad assumere è quella di scegliere la vita – e nient’altro – dopo aver sperimentato lungamente la condizione di schiavitù in Egitto. Non basta, infatti, essere tratti in salvo per essere davvero salvi; occorre imparare a scegliere ciò che è vita e dà vita, rifiutando senza esitazioni tutto ciò che la vita sembra prometterla, ma in realtà non è in grado di offrirla.

La Quaresima ci pone subito di fronte a questa primaria responsabilità, che potremmo definire come il grande desiderio di essere uomini e donne viventi nelle circostanze e nei luoghi delle nostre relazioni ordinarie, senza mai scendere a compromessi con niente e con nessuno che possa ferire la nostra originaria immagine e somiglianza con il Dio della vita. Se scegliere la vita può sembrare un’operazione agile quando le circostanze non remano a nostro sfavore, il Signore Gesù nel Vangelo dichiara apertamente che la vita può essere non solo desiderata, ma anche abbracciata, persino quando il prezzo da pagare in prima persona si dovesse fare molto alto:

«Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (Lc 9,22).

La necessità e la quantità della sofferenza a cui Gesù fa riferimento non vanno intese soltanto come il segno di un’iscrizione del suo imminente mistero pasquale dentro un disegno già scritto e prestabilito. Possono al contrario essere comprese come le inevitabili conseguenze di una scelta di amore per la nostra umanità, desiderata e accolta senza alcuna ritrattazione.

Le grandi scelte, nella vita, non si fanno mai una volta per sempre, ma si rinnovano e si approfondiscono continuamente in mezzo alle difficoltà e di fronte al volto degli altri, anche quando gli altri iniziano a diventare nemici. Del resto, lo sappiamo, o almeno dovremmo poterlo ricordare: è solo quando le possibilità di movimento si riducono al minimo che le nostre scelte diventano, finalmente, piena espressione di quello che siamo e di quanto siamo disposti a essere. Solo in queste circostanze, infatti, diventiamo capaci di affermare che il nostro desiderio profondo è un prezzo che siamo disposti a pagare fino in fondo. Disposti anche a perdere, pur di non fallire il compimento del nostro battesimo:

«Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà» (Lc 9,24).

Scegliamo, dunque, la vita. In Cristo.

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