Commento alla Liturgia

Sabato della I settimana di Quaresima

Prima lettura

Dt 26,16-19

16Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l'anima. 17Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce. 18Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi. 19Egli ti metterà, per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore, tuo Dio, come egli ha promesso".

Vangelo

Mt 5,43-48

43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Commento alla Liturgia

Convertire... in pratica

MichaelDavide Semeraro

Questa prima settimana di quaresima termina con la ripresa della conclusione del discorso della montagna. Le parole rivolte dal Signore Gesù sul monte aprono ai discepoli, di ogni luogo e di ogni tempo, un orizzonte amplissimo. A ciascuno è offerta la sfida di una vita beata che non ha nulla a che vedere con un modo di vivere spensierato e autoreferenziale. Al contrario, si tratta di camminare, giorno dopo giorno, in una comunione con l’Altissimo capace di renderci veramente e visibilmente suoi figli:

«Voi dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48).

Potremmo chiudere il cerchio di questa parola conclusiva del discorso della Montagna annodandolo alle prime parole pronunciate dal Signore Gesù, e così verrebbe fuori un’esortazione che potrebbe suonare così: «Siate beati come è beato il Padre vostro che è nei cieli»! Si tratta di una beatitudine che passa attraverso la disposizione ad andare oltre ogni barriera relazionale, sperando contro ogni evidenza, e a offrire un perdono che, prima di liberare l’altro, libera il nostro stesso cuore da legami ammalati e ammalanti.

La parola del Signore Gesù ci potrà sembrare forse troppo esigente, in realtà è sommamente liberante:

«Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?» (Mt 5,46).

Non si tratta qui di una «ricompensa» intesa come premio di consolazione o di riconoscimento, ma di una ricompensa beatificante capace di farci sentire all’altezza della nostra umanità formata a immagine e somiglianza di Dio. L’Altissimo non trae la propria consistenza e non matura le proprie scelte in modo condizionato dalla risposta o dal risultato, ma in modo libero e in obbedienza al proprio cuore. La parola del Deuteronomio non lascia scampo:

«Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme» (Dt 26,16).

Si tratta di essere capaci di azione proprio per imitare il Creatore e Signore della nostra vita, che continuamente sostiene la nostra esistenza e non ritrae il suo soffio di creazione che ci permette di vivere, di amare, di scegliere, di desiderare.

Nella fatica del desiderio che è la nostra stessa avventura umana, non possiamo disperdere le forze, ma abbiamo il dovere – per noi e per gli altri – di ottimizzare il flusso della nostra energia, senza disperdere il dono che abbiamo ricevuto e di cui siamo responsabili, e questo si rende praticabile e possibile a una condizione:

«solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce» (Dt 26,17).

Amare perfino l’inamabile significa inserire nel mondo una logica più potente e più efficace di ogni sospetto e di ogni male. All’equilibrio contabile di un amore da “bancomat”, il Signore Gesù oppone il disequilibrio del dare, del pregare, del porgere, del benedire, del prestare, del fare per primi e solo per fedeltà a quell’immagine che portiamo dentro di noi e che ci forma da dentro, tanto da non lasciarci deformare da ciò che avviene fuori di noi. Tutto questo nell’«oggi» concreto delle esigenze del presente dell’amore assoluto e incarnato, che trova il suo fondamento e le proprie ragioni solo nel cuore.

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