Commento alla Liturgia

Lunedì della II settimana di Quaresima

Prima lettura

Dn 9,4b-10

4e feci la mia preghiera e la mia confessione al Signore, mio Dio: "Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all'alleanza e benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, 5abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi! 6Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese. 7A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto, come avviene ancora oggi per gli uomini di Giuda, per gli abitanti di Gerusalemme e per tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i delitti che hanno commesso contro di te. 8Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te; 9al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 10non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, né seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo dei suoi servi, i profeti.

Vangelo

Lc 6,36-38

36Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. 37Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. 38Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio".

Commento alla Liturgia

Sul volto

Roberto Pasolini

Il profeta prova a elaborare con gli occhi della fede la situazione di esilio in Babilonia in cui si trova Israele, offrendo un’interpretazione della lontananza dalla terra a partire dalla realtà dell’alleanza a cui il Dio «benevolo» rimane sempre «fedele» (Dn 9,4). La diagnosi è molto lucida e potremmo paragonarla a un inarrestabile flusso di coscienza, con il quale il popolo è sollecitato a identificarsi per poter esplicitare il rammarico e la vergogna di trovarsi in una condizione assai diversa da quella che si poteva auspicare, nonostante i buoni propositi e il tentativo di onorare i termini dell’alleanza con Dio:

«Signore Dio, grande e tremendo […] abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi!» (Dn 9,4-5).

Attraverso queste parole, il profeta porge anche a noi, chiamati a percorrere la grazia del deserto quaresimale, il vocabolario di una consapevolezza lucida ma, al contempo, segnata da quella speranza che viene dalla fiducia nella possibilità di un recupero e di una trasformazione delle cose, alla luce della presenza di Dio dentro la storia: «Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese» (9,6).
Collocata dentro questo equilibrio, la confessione della nostra colpa può diventare un’esperienza realmente terapeutica, perché da una parte ci consente di dare un nome preciso alla nostra caparbia volontà di proseguire per le nostre vie senza dare ascolto alla voce di Dio, dall’altra ci esorta a non chiuderci definitivamente in noi stessi, ma a confidare nella possibilità di un cambiamento di rotta. A patto, naturalmente, di essere disposti ad abbandonare ogni maschera per presentarci a Dio con i reali lineamenti del nostro volto:

«Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te» (Dn 9,8).

Attraverso l’esperienza della vergogna, da cui talvolta ci sentiamo così segnati, il Signore non ci umilia, ma ci conduce a gustare nuovamente il dono della sua grazia e la possibilità di una guarigione profonda del cuore.
Nella stessa linea profetica, anche il Signore Gesù fa una diagnosi che intende andare in profondità, segnalando come il problema sia la mancanza di un cuore misericordioso come quello del Padre:

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati» (Lc 6,36-37).

I gesti di misericordia, che ci sembrano così lontani dal nostro sentire e dal nostro volere, sono la più sicura terapia per uscire dal corto circuito della vergogna e dai labirinti della rassegnazione in cui facilmente ci perdiamo. Il Vangelo prescrive una cura rigorosa agli inutili sensi di colpa, quando ci ricorda che «con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio» (6,38). Se non stiamo attenti, rischiamo di camminare verso Dio proiettando su di lui tutte le nostre paure e le nostre ansie da prestazione, trasformando la paziente forza d’amore scolpita sul suo volto nell’attaccapanni per le nostre peggiori maschere di rettitudine. Il Signore, invece, sempre così restituisce luce al nostro volto: rinunciando a indossare i panni del giudice implacabile e affidandoci, serenamente, la terapia del perdono. Nella misura in cui ci lasciamo afferrare da questo itinerario di compassione sempre percorribile, la vergogna sul volto non può che arrendersi e cedere il posto a una grande speranza del cuore, perché un incremento di vita non solo è (ri)versato sul nostro volto, ma è destinato a diventare fecondità e nutrimento anche per il volto degli altri:

«Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo» (Lc 6,38).

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