Commento alla Liturgia

Lunedì della VII settimana di Pasqua

Prima lettura

At 19,1-8

1Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell'altopiano, scese a Èfeso. Qui trovò alcuni discepoli 2e disse loro: "Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?". Gli risposero: "Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo". 3Ed egli disse: "Quale battesimo avete ricevuto?". "Il battesimo di Giovanni", risposero. 4Disse allora Paolo: "Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù". 5Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù 6e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. 7Erano in tutto circa dodici uomini. 8Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio.

Vangelo

Gv 16,29-33

29Gli dicono i suoi discepoli: "Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. 30Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio". 31Rispose loro Gesù: "Adesso credete? 32Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. 33Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!".

Commento alla Liturgia

Non siamo soli

Roberto Pasolini

Non sappiamo perché Paolo ha pensato di rivolgere ai discepoli di Efeso la strana domanda con cui si apre il racconto degli Atti. Possiamo però immaginare che, ai suoi occhi, questi discepoli del Risorto dovevano sembrare privi di un fondamentale sigillo nella loro formazione alla vita nuova del vangelo.

«Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?» (At 19,2)

Un breve dialogo è sufficiente per mostrare l’assenza del gesto di fede da cui sgorga la vita cristiana e, soprattutto, l’effusione dello spirito. I discepoli di Efeso avevano ricevuto solo il «battesimo di conversione», quello di Giovanni, ma non erano stati ancora immersi nel dolcissimo «nome del Signore» Gesù.

Non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare (At 19,6).

In questi giorni, a cavallo tra il mistero dell’Ascensione e quello della Pentecoste, la comunità cristiana si mette in una più fervida attesa e invocazione dello Spirito. Persona e non semplice energia, lo Spirito Santo si manifesta fin dal principio come quella possibilità di rimettere la nostra vita dentro la trama — e la sfida — delle relazioni (parlare in lingue), attivando anche la coscienza di quale direzione la storia sta assumendo secondo i disegni di Dio (profetare). Non come la disponibilità di una conoscenza che corre il rischio di diventare una posizione autoreferenziale.

«Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio» (Gv 16,29-30).

Restiamo sempre molto affascinati quando siamo davanti a qualcuno che si mostra capace di parlare con franchezza, senza inutili giri di parole. E anche quando in qualcuno contempliamo la nostra più intima e pericolosa idolatria: essere così forti e padroni di sè — talvolta anche degli altri — da non aver bisogno di nessuno. Ma su questo punto, il Signore Gesù non incanta e non si lascia incantare.

«Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo» (Gv 16,31-32).

Quando veneriamo la forza e il potere, viene (sempre) l’ora in cui sperimentiamo le amare conseguenze di queste illusorie forme di vita. Due, purtroppo, sono le inevitabili scelte che non riusciamo a non fare: sperimentare la solitudine e abbandonare anche ciò o chi si è veramente amato. Il Signore Gesù ha potuto amarci e donarci il suo Spirito non a partire da una forza di autonomia, ma dal battesimo in una comunione d’amore. Questa può essere anche la nostra pace.

«[...] ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me» (Gv 16,33).

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