Commento alla Liturgia

Martedì della VIII settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Sir 35,1-15

1Chi osserva la legge vale quanto molte offerte; 2chi adempie i comandamenti offre un sacrificio che salva. 3Chi ricambia un favore offre fior di farina, 4chi pratica l'elemosina fa sacrifici di lode. 5Cosa gradita al Signore è tenersi lontano dalla malvagità, sacrificio di espiazione è tenersi lontano dall'ingiustizia. 6Non presentarti a mani vuote davanti al Signore, 7perché tutto questo è comandato. 8L'offerta del giusto arricchisce l'altare, il suo profumo sale davanti all'Altissimo. 9Il sacrificio dell'uomo giusto è gradito, il suo ricordo non sarà dimenticato. 10Glorifica il Signore con occhio contento, non essere avaro nelle primizie delle tue mani. 11In ogni offerta mostra lieto il tuo volto, con gioia consacra la tua decima. 12Da' all'Altissimo secondo il dono da lui ricevuto, e con occhio contento, secondo la tua possibilità, 13perché il Signore è uno che ripaga e ti restituirà sette volte tanto. 14Non corromperlo con doni, perché non li accetterà, 15e non confidare in un sacrificio ingiusto, perché il Signore è giudice e per lui non c'è preferenza di persone.

Vangelo

Mc 10,28-31

28Pietro allora prese a dirgli: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". 29Gesù gli rispose: "In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. 31Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi".

Commento alla Liturgia

Già ora

MichaelDavide Semeraro

Il disagio dei discepoli davanti alla fuga di quel tale, così amato dal Signore da sentirsi troppo amato da preferire di continuare il suo cammino lontano da Lui, raggiunge livelli di guardia significativi:

«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito» (Mc 10,28).

Il Signore Gesù non contraddice Pietro, che si fa portavoce non solo degli apostoli, ma dei discepoli di ogni tempo, e nondimeno lo porta oltre la coscienza della rinuncia per coglierne più profondamente il senso. Questo passo viene fatto dal Signore con i sette riferimenti precisi che concretizzano quel generico «tutto» evocato da Pietro e diventa concretamente: «casa, fratelli o sorelle, o madre o padre o figli o campi» (10,29). Eppure, la rinuncia a tutto, che viene confermata dal Signore, deve essere continuamente come ulteriormente verificata, per non cadere nella stessa disperazione di quel tale, e questo può avvenire solo a ripartire dalle motivazioni profonde: «per causa mia e per causa del Vangelo»! Se la rinuncia è una rinuncia cristologica ed evangelica, allora è già una piena ricompensa che non ammette né ritardi, né rimandi:

«che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto… insieme a persecuzioni e la vita eterna nel mondo che verrà» (Mc 10,30).

Stranamente e significativamente manca all’appello il «padre»!
Come spiega Bernardo di Chiaravalle: «Non ti rimanda all'ultimo giorno, quando tutto ti sarà dato realmente e non più nella speranza; egli parla del presente. Certo, grande sarà la nostra gioia, infinita la nostra esultanza, quando comincerà la vita vera. Ma già la speranza di una tale gioia non può essere senza gioia. Nell'animo di chi ha seminato per la giustizia, questa gioia è prodotta dalla convinzione che i suoi peccati sono perdonati. Chiunque tra voi, dopo gli inizi amari della conversione, ha la fortuna di vedersi alleggerito dalla speranza dei beni che attende, raccoglie fin d'ora il frutto delle sue lacrime. Il Signore Gesù si mostra molto buono verso chi riceve da lui non soltanto la remissione delle sue colpe, ma anche il dono della santità e, meglio ancora, la promessa della vita eterna. Beato chi ha già raccolto una così bella messe» (BERNARDO DI CHIARAVALLE, Discorsi sul Cantico dei Cantici, 37).
L’esortazione del Siracide assume così tutta la sua forza e la sua straordinaria ricchezza: «Non presentarti a mani vuote davanti al Signore» (Sir 35,6) e ancora

«In ogni offerta mostra lieto il tuo volto, con gioia consacra la tua decima» (Sir 35,11).

Tutto ciò nel Vangelo diventa offerta di se stessi in pienezza, assumendo quella logica pasquale che non ammette più nessun calcolo se non quello della pienezza che si identifica con l’assoluta perdita:

«Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi» (Mc 10,31)

Tutto ciò avviene per un motivo tanto semplice quanto rivoluzionario: «perché il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone» (Sir 35,14). Come pure non c’è differenza di tempi e già ora è donata la pienezza del Regno, se ne assumiamo la logica con cuore e «occhio contento» (Sir 35, 10), e questo «già ora» (Mc 10,30).

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