Commento alla Liturgia

Martedì della XI settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

2Cor 8,1-9

1Vogliamo rendervi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia, 2perché, nella grande prova della tribolazione, la loro gioia sovrabbondante e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità. 3Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, 4domandandoci con molta insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a vantaggio dei santi. 5Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; 6cosicché abbiamo pregato Tito che, come l'aveva cominciata, così portasse a compimento fra voi quest'opera generosa. 7E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest'opera generosa. 8Non dico questo per darvi un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri. 9Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.

Vangelo

Mt 5,43-48

43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Commento alla Liturgia

Al di là

Roberto Pasolini

Quando le parole del vangelo si fanno particolarmente radicali, ci attraversa un brivido al pensiero che il nostro coinvolgimento nel regno di Dio e nella sua logica riesce ad arrivare sempre e solo a un certo punto. Poi i piedi si puntano. Poi ci pare impossibile seguire coraggiosamente le orme del Maestro. Ci sembra follia tentare di oltrepassare la soglia della nostra capacità di sopportazione del male e della sofferenza.

«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,43-44).

Eppure il Signore sa sempre quello che dice. Soprattutto conosce bene le persone a cui rivolge il suo insegnamento. Per questo non si limita a indicare altitudini vertiginose, ma punge il nostro orgoglio e risveglia il nostro desiderio con domande tutt’altro che scontate.  

«Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,46-48).

È vero, amare tanto è difficile. Ma, in fondo, quale altro cammino può rendere sazio e felice il nostro cuore, sempre triste e deluso quando tentiamo di placarlo con manovre di piccolo cabotaggio? Inoltre, le nostre energie si scatenano non appena ci sentiamo chiamati a qualcosa di straordinario, mentre restano assopite quando navighiamo nella mediocrità. Per questo il Signore non esitare a rilanciare in alto il gioco della nostra vita. Consapevole che, prima o poi, dobbiamo arrivare ad ammettere che il motivo per non allarmarsi è che nell’amore le cose funzionano al rovescio.

«Vogliamo rendervi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia, perché, nella grande prova della tribolazione, la loro gioia sovrabbondante e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità» (2Cor 8,1-2).

Paolo è felice che questi cristiani, sebbene di modeste condizioni, abbiano condiviso spontaneamente i loro beni, a causa dell’amore di Cristo. Questo atteggiamento, di folle e libera prodigalità, è la messa in pratica di quella perfezione di cui parla oggi il vangelo. Siamo sempre persuasi che ci manchi qualcosa per essere felici, bravi, santi. Invece il problema non è quello che ci manca, ma quello che abbiamo. Ecco perché amare i nemici non è altro che accettare e incentivare la nostra povertà. In fondo chi sono i nemici, se non qualcuno che — a torto o a ragione — prova invidia, rabbia, frustrazione a causa di quello che siamo o abbiamo? Gli stessi sentimenti che — almeno una volta al giorno — atterrano e decollano anche nell’aeroporto del nostro cuore. Spogliarci, farci poveri, amare senza paura e senza pretesa sono i passi sempre possibili che ci fanno discepoli del Signore, perfetti nell’amore.

«Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).

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