Commento alla Liturgia

S. Brigida

Prima lettura

Gal 2,19-20

19In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, 20e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

Vangelo

Gv 15,1-8

1"Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Commento alla Liturgia

Molto frutto

Roberto Pasolini

L’esperienza umana di santa Brigida di Svezia è stata una lunga e continua potatura attraverso cui, passo dopo passo, si sono aperti per lei inediti orizzonti di una vita completamente nuova:

«E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20).

La verità di questo testamento infuocato dell’apostolo Paolo non si è impressa nel cuore di questa donna senza un cammino esigente, in cui Brigida si è lasciata condurre «nelle varie condizioni della sua vita» (colletta) a sperimentare in prima persona la verità del vangelo:

«Ogni tralcio che porta frutto, (il Padre) lo pota perché porti più frutto» (Gv 15,2).

Già sposa e madre di otto figli, dopo la prematura morte del marito Ulf, Brigida ha fatto esperienza di questo incremento di fecondità promesso da Gesù accogliendo con radicalità le trasformazioni suggerite dalla vita, approfittando di ogni occasione per autenticare fino in fondo le promesse e la dignità che il battesimo conferisce gratuitamente a ogni discepolo di Cristo:

«Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,19-20).

Certo, questo trapianto di una vita così grande in noi non può avvenire senza una consapevolezza indispensabile per non creare crisi di rigetto, con le quali il nostro corpo respinge presto o tardi tutto ciò che non è adeguatamente integrato con la nostra sensibilità. Prima di dichiarare l’intensità mistica della sua nuova vita in Cristo, Paolo si sente costretto a rivelare fino a che punto si è scoperto disposto a rinnegare se stesso, pur di accendere il desiderio profondo suscitato in lui dallo Spirito: «Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio» (2,19).
Anche per la santa patrona d’Europa, che tanto si è spesa per ricomporre le fratture e le contraddizioni di una Chiesa lacerata al suo interno, accedere al realismo di una indicibile intimità con Cristo è stato il frutto maturo di un cammino tutt’altro che scontato. Guidata dallo Spirito a rimanere in una continua contemplazione della passione di Cristo, di cui le meditazioni e le orazioni sono viva traccia, Brigida si è inoltrata in un’esperienza spirituale che, pur segnata dal linguaggio e dalle prospettive del suo tempo, la rende maestra di vita per ogni uomo e ogni donna che vuole prendere sul serio il dono dell’amore più grande, di cui siamo ricolmati come figli di Dio e di cui dobbiamo imparare a sentirci responsabili, anche verso i fratelli. Il desiderio espresso dal Signore Gesù alla vigilia della sua passione è un appello che non possiamo mai considerare risolto e compiuto nel mistero della nostra umanità:

«Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4).

In questa festa liturgica, l’esempio e la testimonianza di Brigida possono offrire alla nostra consapevolezza credente un grande incoraggiamento a non rimanere mai angustiati, quando i tagli imposti ai nostri sogni e alle nostre aspettative sembrano rimpicciolire improvvisamente – e inesorabilmente – il campo visivo della nostra speranza: «Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (15,4). Il coraggio di una donna che ha saputo creare un nuovo percorso di vita, per consentire al proprio radicamento nella relazione con il Signore Gesù di trovare nuova linfa e nuova capacità di esprimersi, non può che stimolarci a non poterci mai dare per vinti. Piuttosto a domandarci con sincerità fino a che punto stiamo offrendo il nostro consenso a quella rigenerazione del nostro modo di sentire e gustare la vita, secondo la parola del Vangelo:

«In questo è glorificato il Padre mio; che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli» (Gv 15,8).

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Con i termini “taglia”, “pota”, “puri”, assistiamo in greco a un gioco di parole, fatto di verbi composti e di assonanze: àirō (αἴρω), nel senso di “togliere via, eliminare”; kathàirō (καθαίρω), qui nel senso di “rimuovere il superfluo”, ma ha anche il significato di “pulire”; katharòs (καθαρός), che vuol dire genericamente “pulito” ma anche moralmente puro, cioè libero dal peccato. Sembra di poter essere puri per il solo ascolto di una Parola (lògon) e allo stesso tempo liberi di usare la parola, che così manifesta una sorprendente efficacia (cf. v. 7, hrēma). Con i termini “taglia”, “pota”, “puri”, assistiamo in greco a un gioco di parole, fatto di verbi composti e di assonanze: àirō (αἴρω), nel senso di “togliere via, eliminare”; kathàirō (καθαίρω), qui nel senso di “rimuovere il superfluo”, ma ha anche il significato di “pulire”; katharòs (καθαρός), che vuol dire genericamente “pulito” ma anche moralmente puro, cioè libero dal peccato. Sembra di poter essere puri per il solo ascolto di una Parola (lògon) e allo stesso tempo liberi di usare la parola, che così manifesta una sorprendente efficacia (cf. v. 7, hrēma). Con i termini “taglia”, “pota”, “puri”, assistiamo in greco a un gioco di parole, fatto di verbi composti e di assonanze: àirō (αἴρω), nel senso di “togliere via, eliminare”; kathàirō (καθαίρω), qui nel senso di “rimuovere il superfluo”, ma ha anche il significato di “pulire”; katharòs (καθαρός), che vuol dire genericamente “pulito” ma anche moralmente puro, cioè libero dal peccato. Sembra di poter essere puri per il solo ascolto di una Parola (lògon) e allo stesso tempo liberi di usare la parola, che così manifesta una sorprendente efficacia (cf. v. 7, hrēma).

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