Commento alla Liturgia

Mercoledì della XVII settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Es 34,29-35

29Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. 30Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. 31Mosè allora li chiamò, e Aronne, con tutti i capi della comunità, tornò da lui. Mosè parlò a loro. 32Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai. 33Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso. 34Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo, fin quando non fosse uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato. 35Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando non fosse di nuovo entrato a parlare con il Signore.

Vangelo

Mt 13,44-46

44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Commento alla Liturgia

Due per una

MichaelDavide Semeraro

Le due parabole, del tesoro e della perla, sono in realtà una sola, come uno solo è l’insegnamento che possiamo trarne. Il tesoro e la perla sono certo due immagini che significano la preziosità del dono del Vangelo. Ma il messaggio più importante da cogliere non è tanto l’oggetto trovato, quanto il sentimento con cui lo si cerca, lo si riconosce e si fa di tutto perché ci appartenga. Se rimane vero che bisogna preferire il messaggio evangelico a ogni altro tesoro, ritenendolo più prezioso di ogni «perla di grande valore» (Mt 13,46), è ancora più importante vivere tutto questo con piacere, con gioia. Si tratta di avere la stessa passione e competenza di un collezionista d’arte nel proprio cammino spirituale. Non va mai dimenticato che la scelta di diventare discepoli non è una mortificazione, ma una dilatazione della speranza e un ampliamento del gusto di vivere.  Quando qualcuno o qualcosa conquista profondamente il nostro interesse e la nostra passione, si attiva naturalmente una disposizione a rischiare tutto ciò che è necessario per poter raggiugere l’oggetto del nostro desiderio. Con la sensibilità del suo cuore e della sua epoca, Giovanni Crisostomo spiega così: «Questa perla unica è la verità, e la verità è una, non si divide. Possiedi una perla? Allora, tu conosci la tua ricchezza: è racchiusa fra le tue mani; tutti gli altri ignorano la tua fortuna. Così è del Vangelo: se l’abbracci con fede, se resta racchiuso nel tuo cuore, quale tesoro possiedi! Tu solo lo conosci: chi non crede ne ignora la natura e il valore e non ha alcuna idea della tua incalcolabile ricchezza” (GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelie sul Vangelo di Matteo, 47, 2).
La nota emotiva messa in evidenza dal Signore Gesù nella parabola è una sorta di parabola nella parabola: «pieno di gioia» (13,44) e con il coraggio di assumersi tutti i rischi, «vende tutti i suoi averi» (13,45). Quest’oggi potremmo fare particolare attenzione non tanto a quello che facciamo o non facciamo, ma a come compiamo i nostri gesti quotidiani perché siano all’altezza del dono del Regno di Dio. Esso viene a noi attraverso gli incontri, i compiti, le cose previste e, ancora di più, attraverso gli imprevisti. Questa sera potremmo fare l’esame di coscienza sulla gioia, la soddisfazione, la voglia di rischiare per ciò che sentiamo portare una promessa di vita alla nostra esistenza quotidiana, fino a farne dono agli altri in una passione condivisa. L’augurio che possiamo farci è di vivere, almeno qualche volta, la stessa esperienza di Mosè:

«mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con il Signore» (Es 34,29).

Nel libro dell’Esodo ci viene detto che Mosè è obbligato a mettere un «velo sul viso, fin quando non fosse di nuovo entrato a parlare con il Signore» (34,35). Non si tratta certo di abbagliare gli altri con le nostre esperienze. Il compito è quello di condividere nella semplicità del quotidiano il frutto di ciò che abbiamo cercato e trovato come il segreto intimo della nostra gioia. Inoltre, va accuratamente evitato, come avviene per il Signore Gesù, che gli altri abbiano «timore di avvicinarsi» (34,30). Anzi, il contrario!

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