Commento alla Liturgia

S. Brigida

Prima lettura

Gal 2,19-20

19In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, 20e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

Vangelo

Gv 15,1-8

1"Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Commento alla Liturgia

Viva!

MichaelDavide Semeraro

La parola dell’apostolo Paolo può offrirci lo strumento per leggere l’esperienza singolare di Brigida di Svezia, copatrona d’Europa:

«mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio» (Gal 2,19).

L’augurio di Paolo è stato vissuto in modo così profondo da Brigida da renderla magnificamente una donna «viva»! Il segreto della vitalità e della fecondità di Brigida sta nel suo continuo conformarsi al mistero di Cristo attraverso tutte le vicissitudini, fasi e stati della sua esistenza. Sulle labbra e, prima di tutto, nel cuore di questa donna, così viva da essere ardente, possono risuonare nuovamente quelle dell’apostolo:

«Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,19-20).

Bisogna stare molto attenti a non interpretare queste parole come l’invito a una vita mortificata, quasi che il dolore sia un valore a sé stante. Ciò che sta al cuore dell’esperienza discepolare non è la mortificazione, ma la relazione con quel Signore che «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (2,20). Ciò che ha reso viva la vita di Brigida è stata l’esperienza di intimità con il Signore nelle cui piaghe di Crocifisso e di Risorto ha attinto il segreto di una vita continuamente scambiata nella logica di un amore appassionato e creativo.
Così Brigida può veramente non solo intercedere per i nostri popoli europei, ma diventare un modello per ogni cittadino e cittadina del nostro continente. La sfida per costruire insieme un mondo più giusto e gioioso è di non rinchiudersi in nessun confine: né nazionale, né mentale. Brigida diventa un modello non solo di itineranza geografica, ma di apertura mentale e di cuore. Fu questa sua attitudine ad andare incontro all’altro sia nell’intimità della famiglia che nelle relazioni ecclesiali, sociali e politiche. Il Vangelo che accompagna questa festa ci rimanda all’immagine della «vite» (Gv 15,1). Quando il Signore Gesù evoca la vign,a ci rammenta come la vita non può essere feconda se non in una relazione vitale in cui gli elementi sono molteplici: la vite, i tralci, l’agricoltore, i frutti, i vendemmiatori… La speranza di una gioia che sia duratura e autentica sembra essere direttamente proporzionale alla capacità di collaborare e cospirare insieme in una profonda comunione di intenti.
Il Signore Gesù sembra supplicare i suoi discepoli:

«Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4).

Non solo, li mette anche in guardia da quello che sembra essere il più grande pericolo: «Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano» (15,6). In altri termini, si potrebbe dire che bisogna vigilare attentamente sulla tentazione di potersi separare dagli altri pensando di fare meglio da soli. Al contrario, è solo la disponibilità a sentirsi gli uni parte degli altri a far sì che la linfa vitale circoli e la vita sia veramente viva per tutti e per ciascuno. Allora non ci resta che chiedere l’intercessione di Brigida perché, dall’estremo nord del nostro continente europeo all’estremo sud dove attraccano o naufragano tanti nostri fratelli e sorelle in cerca di speranza, ci sentiamo sempre di più tralci della stessa vite e membra dello stesso corpo.

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Con i termini “taglia”, “pota”, “puri”, assistiamo in greco a un gioco di parole, fatto di verbi composti e di assonanze: àirō (αἴρω), nel senso di “togliere via, eliminare”; kathàirō (καθαίρω), qui nel senso di “rimuovere il superfluo”, ma ha anche il significato di “pulire”; katharòs (καθαρός), che vuol dire genericamente “pulito” ma anche moralmente puro, cioè libero dal peccato. Sembra di poter essere puri per il solo ascolto di una Parola (lògon) e allo stesso tempo liberi di usare la parola, che così manifesta una sorprendente efficacia (cf. v. 7, hrēma). Con i termini “taglia”, “pota”, “puri”, assistiamo in greco a un gioco di parole, fatto di verbi composti e di assonanze: àirō (αἴρω), nel senso di “togliere via, eliminare”; kathàirō (καθαίρω), qui nel senso di “rimuovere il superfluo”, ma ha anche il significato di “pulire”; katharòs (καθαρός), che vuol dire genericamente “pulito” ma anche moralmente puro, cioè libero dal peccato. Sembra di poter essere puri per il solo ascolto di una Parola (lògon) e allo stesso tempo liberi di usare la parola, che così manifesta una sorprendente efficacia (cf. v. 7, hrēma). Con i termini “taglia”, “pota”, “puri”, assistiamo in greco a un gioco di parole, fatto di verbi composti e di assonanze: àirō (αἴρω), nel senso di “togliere via, eliminare”; kathàirō (καθαίρω), qui nel senso di “rimuovere il superfluo”, ma ha anche il significato di “pulire”; katharòs (καθαρός), che vuol dire genericamente “pulito” ma anche moralmente puro, cioè libero dal peccato. Sembra di poter essere puri per il solo ascolto di una Parola (lògon) e allo stesso tempo liberi di usare la parola, che così manifesta una sorprendente efficacia (cf. v. 7, hrēma).

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