Commento alla Liturgia

S. Teresa Benedetta della Croce

Prima lettura

Os 2,16b.17b.21-22

16Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. 17Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. 21Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, 22ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.

Vangelo

Mt 25,1-13

1Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". 9Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene". 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". 12Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco". 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.

Commento alla Liturgia

Lampada

MichaelDavide Semeraro

La santità di Edith Stein non è una santità lineare, ma un cammino fatto di intrecci e di difficili composizioni. Questa donna, filosofa, si lascia sedurre dal Vangelo della croce all’età di trent’anni, fino a farsi condurre al silenzio del Carmelo che diventa il passaggio per abbracciare un altro silenzio: quello di una morte brutale e disumana vissuta in solidarietà con milioni di uomini e donne umiliati. La scelta del suo nome da religiosa mette insieme la benedizione e la croce e ciò interroga la nostra fede e i nostri cammini. Così scrive nel 1941 meditando sul mistero del Natale come primo atto della Pasqua di Cristo Signore: «Le anime verginali non hanno alcun disgusto dei peccatori: la forza della loro purezza non teme nessuna contaminazione. L’amore di Cristo le spinge, infatti, a scendere nella notte più nera. Nessuna gioia materna sulla terra è comparabile alla felicità dell’anima che può far sgorgare nella notte del peccato la luce della grazia. La croce è il cammino che vi conduce».
La croce, che Teresa Benedetta pone come sigillo della sua conversione alla via del Vangelo come compimento della sua personale fedeltà all’alleanza stretta dal Dio d’Israele con Abramo, Isacco e Giacobbe, diventa così un principio ordinatore dell’intelligenza, delle scelte e del discernimento della storia globale. Le parole che troviamo nel Vangelo di questa festa possono ben illuminare il dramma di doppia fedeltà vissuto da Edith Stein:

«No, perché non venga a mancare a noi e a voi» (Mt 25,9).

Siamo di fronte a una reazione “poco evangelica”, che un po’ stupisce. Nel linguaggio parabolico, questa risposta netta e chiara ci ricorda che nei tempi difficili dell’urgenza di porre rimedio alla barbarie della nostra umanità, sempre in pericolo di regressione animale, bisogna mettere al primo posto la custodia premurosa della lampada della vigilanza.
La saggezza delle vergini non sta nel fatto che non si addormentino e non cedano alla stanchezza, ma nella loro lungimiranza che le spinge a prendere «insieme alle loro lampade» anche «olio in piccoli vasi» (Mt 25,4). I tempi dell’attesa e della realizzazione delle promesse di vita può essere più lungo del previsto. Come ricorda il profeta Osea, il «deserto» (Os 2,16), se è il luogo dell’amore, è anche il luogo della pazienza per sperimentare la «fedeltà» (2,22) di un Dio che mai si sostituisce alla nostra responsabilità di custodire e orientare la storia. Celebrare la festa di Teresa Benedetta della Croce nel contesto così difficile dei giorni che viviamo, in cui si risvegliano dinamiche di esclusione incentivate dalla paura, ci obbliga a riprendere la strada della benedizione tenendo accesa la lampada della benevolenza. Benedire significa riconoscere in ogni persona un’opportunità di umanizzazione, tanto che la paura dell’altro può veramente trasformarsi in benedizione per l’altro. L’invito resta valido:

«Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora» (Mt 25,13).

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La forma del verbo homoiòō (ὁμοιόω) al futuro passivo è piuttosto inconsueta, ma ben attestata in alcuni codici importanti. Si può tradurre anche con “sarà paragonato”. Usando questo verbo al futuro qui e nell’altra parabola che tratta del binomio saggezza/stoltezza (7,24.26), forse Matteo vuol lasciare intendere il giudizio che verrà, quando l’“essere simile a” si manifesterà per ciò che è: una casa ben salda oppure caduta in rovina, un incontro sponsale avvenuto oppure mancato. Per comprendere l’immagine dell’olio (èlaion, ἔλαιον), che nella Bibbia ebraica segnala la misteriosa presenza e azione di Dio in ogni realtà cultuale, è utile illuminare questa parabola con la fine del libro dei Proverbi (31,10-31), in cui si parla così della “donna forte”: “non si spegne di notte la sua lampada”. L’olio necessario ad alimentarla, quindi, è segno di quanto deve essere preparato con costanza e laboriosità, pazienza e tenacia, segno di una sapienza concreta, non astratta, necessaria per gestire la vita fino a incontrare il Signore.

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