Commento alla Liturgia

S. Teresa Benedetta della Croce

Prima lettura

Os 2,16b.17b.21-22

16Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. 17Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. 21Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, 22ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.

Vangelo

Mt 25,1-13

1Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". 9Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene". 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". 12Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco". 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.

Commento alla Liturgia

Sapiente bellezza

Roberto Pasolini

Il breve testo di Osea, che la liturgia ha previsto come prima lettura per la festa di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), suggerisce subito il simbolo della sponsalità come chiave di accesso al mistero – e all’intercessione – di questa grande contemplativa del secolo scorso, in cui la passione per la sapienza ha saputo gradualmente trasformarsi in un amore sponsale per il Cristo crocifisso: «Il mistero della Croce pian piano avvolse tutta la sua vita, fino a spingerla verso l’offerta suprema. Come sposa sulla Croce, Suor Teresa Benedetta non scrisse soltanto pagine profonde sulla “scienza della croce”, ma fece fino in fondo il cammino alla scuola della Croce» (Giovanni Paolo II, Omelia per la canonizzazione di Edith Stein, 11 ottobre 1998). Le parole del profeta Osea sembrano intercettare bene il grande desiderio maturato nel cuore di questa filosofa atea, discepola di Husserl, quando l’oggetto privilegiato della sua meditazione e riflessione – non più solo filosofica – è diventato la croce gloriosa del Signore risorto:

«Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (Os 2,21-22).

In realtà, questo desiderabile e amoroso orizzonte, a cui la nostra umanità può abbandonarsi a causa dell’elezione di Israele e della redenzione universale in Gesù Cristo, è un desiderio che Dio non può comunicare improvvisamente nel cuore di una persona e nel bel mezzo di un cammino umano. Se non si vogliono coltivare illusioni spirituali, non bisogna saltare alcuna fase preparatoria, precisata da Osea con estrema chiarezza:

«Ecco, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto» (Os 2,16-17).

Nessun grande amore può essere proposto all’improvviso, né improvvisamente desiderato. Al cuore di ogni grande intimità si può giungere solo attraverso un adeguato cammino di preparazione, nel quale si impara a saper consegnare senza vergogna l’originalità di se stessi e a saper accogliere senza paura la diversità dell’altro.
Per Santa Teresa Benedetta della Croce, il deserto in cui si sono compiute le promesse di Dio non è stato solo l’orrore di Auschwitz e dei campi di concentramento, ma anche il lungo esodo dalle sue categorie di pensiero e di valutazione della realtà. Serve, infatti, l’essenzialità di una regione desertica, da attraversare e da temere, per prendere pieno contatto con la voce del Signore e per entrare nella memoria di quanti esodi sono già a fondamento della nostra possibilità di esistere.
Nella parabola delle «dieci vergini», di cui «cinque erano stolte e cinque sagge» (Mt 25,1.2), la diversa capacità di assumere la vita come un saper uscire da se stessi per andare «incontro allo sposo» (25,1) può essere colta non tanto da un punto di vista morale. Il racconto precisa che,

«poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono» (Mt 25,5),

cioè nessuna di loro è in grado di rimanere sveglia e attendere l’arrivo dello sposo. La saggezza di alcune di loro è da ricondurre unicamente alla capacità di prendere, insieme alle lampade, «anche l’olio in piccoli vasi» (25,4). Potremmo forse uscire dall’immagine e restare nella sostanza dell’insegnamento di Gesù, dicendo che la saggezza di vivere, in cui si prepara l’incontro con lo Sposo, può non essere improvvisata nella misura in cui si è, continuamente, in relazione con il proprio bisogno e con la necessità di sapervi provvedere, giorno per giorno e non solo di tanto in tanto o nelle grandi occasioni:

«No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene» (Mt 25,9).

Nessun amore, grande ed eterno, può essere acquistato o conquistato, tanto meno quello dell’unico e autentico Sposo della nostra umanità. Tuttavia, poiché non sappiamo «né il giorno né l’ora» (25,13) in cui la vita ci sarà chiesta, è necessario ascoltare i «piccoli» bisogni quotidiani, dove mormora quella sete del cuore che si estingue solo quando riconosciamo lo splendore del nostro volto, perché «il re è invaghito della tua bellezza» (Sal 44,12).

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La forma del verbo homoiòō (ὁμοιόω) al futuro passivo è piuttosto inconsueta, ma ben attestata in alcuni codici importanti. Si può tradurre anche con “sarà paragonato”. Usando questo verbo al futuro qui e nell’altra parabola che tratta del binomio saggezza/stoltezza (7,24.26), forse Matteo vuol lasciare intendere il giudizio che verrà, quando l’“essere simile a” si manifesterà per ciò che è: una casa ben salda oppure caduta in rovina, un incontro sponsale avvenuto oppure mancato. Per comprendere l’immagine dell’olio (èlaion, ἔλαιον), che nella Bibbia ebraica segnala la misteriosa presenza e azione di Dio in ogni realtà cultuale, è utile illuminare questa parabola con la fine del libro dei Proverbi (31,10-31), in cui si parla così della “donna forte”: “non si spegne di notte la sua lampada”. L’olio necessario ad alimentarla, quindi, è segno di quanto deve essere preparato con costanza e laboriosità, pazienza e tenacia, segno di una sapienza concreta, non astratta, necessaria per gestire la vita fino a incontrare il Signore.

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