Commento alla Liturgia

Lunedì della XXV settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Esd 1,1-6

1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2"Così dice Ciro, re di Persia: "Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme"". 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Vangelo

Lc 8,16-18

16Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. 17Non c'è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. 18Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere".

Commento alla Liturgia

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Roberto Pasolini

Le parole del vangelo di oggi sono meno semplici di quanto appaiono. Certo, l’immagine di una lampada il cui destino è di venire accesa per illuminare è chiara e confortante. La sua simbologia altrettanto. Il Signore Gesù — la sua parola e la sua azione in noi — è come una luce che, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, desidera brillare ed essere riconosciuta.

«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce» (Lc 8,16).

Allora perché vengono prospettate situazioni tanto assurde, come quella di una lampada che finisce sotto un vaso, con la certezza di spegnersi? Oppure sotto un letto, con il rischio di incendiarlo? Chi di noi arriverebbe a compiere azioni tanto sconsiderate? Se il Maestro ce ne parla, la risposta è — ahinoi — abbastanza semplice: proprio noi corriamo il rischio di compierle!

Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere (Lc 8,18).

L’esortazione è intrigante. Letteralmente risuona così: «Guardate al modo con cui ascoltate». I due sensi — quello della vista e quello dell’udito — sono chiamati a cooperare per una migliore e più autentica esperienza di obbedienza al Dio che ci parla. Gesù sembra dire che non è sufficiente ascoltare, ma è necessario gettare gli occhi dentro il nostro orecchio, per vedere e valutare quale parola sta scivolando nel nostro cuore e, quindi, muovendo i passi della nostra vita. Potremmo correre il rischio di ascoltare senza vivere, rimandando (sempre) a domani il momento di offrire quello che siamo — i nostri beni e il tesoro della nostra umanità — affinché si accenda la luce di Dio a illuminare la sua casa. Che è la Chiesa, sempre bisognosa di essere ricostruita. Che è il mondo, ansioso di trasformarsi in un Regno di pace e di giustizia per tutti.

Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d’argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente (Esd 1,5-6).

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