Commento alla Liturgia

Giovedì della XXI settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

1Ts 3,7-13

7E perciò, fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, ci sentiamo consolati a vostro riguardo, a motivo della vostra fede. 8Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore. 9Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, 10noi che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che manca alla vostra fede? 11Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù guidare il nostro cammino verso di voi! 12Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, 13per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.

Vangelo

Mt 24,42-51

42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo. 45Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? 46Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! 47Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. 48Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda", 49e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, 50il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, 51lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti.

Commento alla Liturgia

Preparati ma non complici!

Luigi Maria Epicoco

Nessun uomo o donna ragionevole vuole morire, a meno che non soffra di qualcosa che lo esasperi. Anche in quel caso non vuole morire ma vuole liberarsi da quell’esasperazione. Noi siamo stati fatti per la vita ecco perché la morte è sempre come un ladro che ci ruba ciò a cui teniamo di più.

“Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti”.

Non possiamo diventare complici della morte, anche se come società stiamo sempre più cedendo alle logiche dell’eutanasia e di altre cose affini. La morte non è mai la soluzione. Dobbiamo accettarla quando non possiamo più evitarla, ma non certo andarla a cercare come soluzione alla vita. Possiamo farci trovare preparati ma non complici. Gesù ci chiede di combattere questa ingiustizia della morte non scendendo mai a patti con essa, anche se a volte è doloroso e faticoso. In fondo chi sono i santi se non persone così? Il fatto vero però consiste nel non dimenticarci che se da una parte ciò che abbiamo appena detto sappiamo essere giusto, è pur vero che poi quando ci si trova di fronte si sperimenta la paura, l’angoscia, la solitudine, e tutto quello che ci sembrava prima giusto vacilla. Anche Gesù ha sperimentato questo tipo di paura e di tentazione. Lo ha sperimentato l’ultima notte della sua vita, nell’orto degli ulivi. Ed è proprio in quella notte che ci ha insegnato come lottare contro la paura e la tristezza:

“Padre, se è possibile passi da me questo calice. Ma non come voglio io ma come vuoi tu”.

Solo l’abbandono fiducioso ci aiuta a ritrovare la giusta dimensione davanti alla sproporzione del trauma della morte. Solo consegnandoci in braccio a Qualcuno riusciamo anche ad attraversare questo momento decisivo della nostra vita. Infatti la morte è un momento della vita, non la sua semplice fine. Gesù ha trasformato questa fine in una Pasqua, cioè in un ‘passaggio’. È così che dobbiamo sempre viverlo.

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