Commento alla Liturgia

Sabato della XXV settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Zc 2,5-9.14-15a

5Alzai gli occhi, ed ecco un uomo con una fune in mano per misurare. 6Gli domandai: "Dove vai?". Ed egli: "Vado a misurare Gerusalemme per vedere qual è la sua larghezza e qual è la sua lunghezza". 7Allora l'angelo che parlava con me uscì e incontrò un altro angelo, 8che gli disse: "Corri, va' a parlare a quel giovane e digli: "Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere. 9Io stesso - oracolo del Signore - le farò da muro di fuoco all'intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa"". 14Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te. Oracolo del Signore. 15Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo, ed egli dimorerà in mezzo a te e tu saprai che il Signore degli eserciti mi ha inviato a te.

Vangelo

Lc 9,43b-45

43E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio. Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: 44"Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini". 45Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Commento alla Liturgia

Il realismo della Croce

Luigi Maria Epicoco

Quando ero ancora un seminarista, un giorno il mio confessore mi regalò una piccola croce da portare sempre con me in tasca e tirare fuori in qualunque momento della giornata. Mi disse:

“pensa spesso a Lui. Guardalo nella sua debolezza. Amalo in questo modo sconfitto con cui ha deciso di dare la vita per te, per salvarti. Lasciati evangelizzare dalla Croce e non dalla vanagloria del mondo”.

La mia reazione fu la stessa dei discepoli del Vangelo di oggi:

“Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento”.

Anch’io sentivo timore a chiedergli spiegazioni ulteriori su quel dono, su quella richiesta, su quella modalità. Sentivo che mi trovavo davanti a una cosa vera, ma facevo e molto probabilmente faccio ancora molta fatica ad accettare questo modo che Gesù ha di arrivare alla Pasqua.

“Tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini»”.

Quando tutto sembra girare per il verso giusto e l’audience dei miracoli, dei segni e dei discorsi di Gesù sembra essere alle stelle, proprio in quel momento Gesù fa fare a tutti un bagno di realismo, ricordando a tutti che fine sta per fare. Di Gesù a noi piace la parte, ma Gesù ha salvato il mondo dalla Croce, non da un palco di consensi. È Gesù Crocifisso il grande mistero con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. E proprio perché è un mistero, molto spesso abbiamo paura di considerarlo, di approfondirlo, di percorrerlo. Lo aveva capito bene sant’ Agostino che scriveva:

“non c’è Pasqua senza venerdì santo”.

A nessuno di noi piace il realismo del venerdì santo. Eppure tutti siamo chiamati con umiltà e concretezza a doverlo attraversare. La vita è fatta di cose reali e non ideali, e prima ci riconciliamo con questo realismo e prima arriviamo alla Pasqua nascosta in essa.

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