Commento alla Liturgia

Mercoledì della XXIX settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Rm 6,12-18

12Il peccato dunque non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. 13Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia. 15Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! 16Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell'obbedienza che conduce alla giustizia? 17Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. 18Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 123 (124)

R. Il nostro aiuto è nel nome del Signore.

Se il Signore non fosse stato per noi
– lo dica Israele –,
se il Signore non fosse stato per noi,
quando eravamo assaliti,
allora ci avrebbero inghiottiti vivi,
quando divampò contro di noi la loro collera. R.
 
Allora le acque ci avrebbero travolti,
un torrente ci avrebbe sommersi;
allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose.
Sia benedetto il Signore,
che non ci ha consegnati in preda ai loro denti. R.
 
Siamo stati liberati come un passero
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato
e noi siamo scampati.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto cielo e terra. R.

Vangelo

Lc 12,39-48

39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo". 41Allora Pietro disse: "Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?". 42Il Signore rispose: "Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire" e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. 47Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Commento alla Liturgia

Sotto la grazia

Roberto Pasolini

Per convincerci che l’attesa del Regno di Dio val bene qualunque differimento delle nostre aspettative, il Signore Gesù non trova sconveniente paragonare la sua venuta a quella di un ladro che, nel cuore della notte, si introduce in casa altrui per derubare. Tuttavia, suggerisce di guardare bene l’immagine, non così immediata da capire come potrebbe sembrare.

«Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa» (Lc 12,39).

Forse proprio da una similitudine così ardita dovremmo ricominciare a comprendere come il mistero di Dio abbia bisogno di compiersi, non a prescindere, ma dentro le nostre irrisolte fobie, che riescono a farci vivere ogni istante con l’angoscia latente di poter essere improvvisamente defraudati di quanto abbiamo — faticosamente — accumulato o conquistato. Percepiamo Dio come un ladro nella misura in cui perdiamo la coscienza di quanto ogni cosa che abbiamo — e tutto quello che siamo — provenga dal suo incessante regalarsi a noi e a tutti. E, soprattutto, dimentichiamo che il più bel gesto di fiducia che Dio compie nei nostri confronti non è soltanto quello di metterci qualche dono nelle mani, ma soprattutto chiederci la responsabilità di saperlo amministrare. 

«Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito?» (Lc 12,42).

Ciascuno di noi, ogni giorno, è chiamato a rispondere a questa domanda con la sua stessa vita. Anzi, a diventare risposta a questa domanda, senza ridurre mai il nostro impegno a quello di semplici amministratori di cose altrui, che timbrano il cartellino o, quando sono generosi, fanno anche un po’ di straordinari. Discepolo è colui che sa vivere con fedeltà appassionata e umile responsabilità l’incontro con ogni cosa. Perché è la persona libera (soprattutto) da se stessa e dalle proprie (tristi) passioni, che non si inquieta, ma si accende di desiderio di fronte agli appelli della grazia di Dio.

«Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia» (Rm 6,13).

Vivere “in grazia di Dio”, come la tradizione insegna, vuol dire proprio questo: smettere di dare soltanto una parte di noi alle cose e alle persone a cui siamo legati da vincoli di amicizia, di amore, di fraternità o di lavoro. Iniziare, invece, a offrire tutto di noi stessi, attingendo dall’unica forza che sperimentiamo ogni volta che accettiamo di tornare dalla morte alla vita, sollevati dalla forza di quel Dio in cui — solo — possiamo riconoscere la nostra giustizia.

«Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia» (Rm 6,14).

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La parola «pronti» (ἕτοιμος) può indicare anche il feto, quando giunto al sesto mese, è ormai vicino alla capacità di evolvere verso una vita piena e autonoma. il verbo che traduciamo con immaginare (δοκέω) può avere il significato di: «ritenere probabile», «pensare», «credere».

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