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Il termine paliggenesia (παλιγγενεσία) si trova solo qui e in Tito 3,5, dove indica la rinascita nel senso di cambiamento di vita. Letteralmente, indica il rinnovarsi di qualcosa nel tornare a uno stato precedente (palin-). Secondo la filosofia stoica, conosciuta dai lettori del I secolo, con questo termine si indicava la rigenerazione del cosmo e il suo ciclico decadimento. Nel mondo ebraico di Flavio Giuseppe, indica la rinascita di Israele dopo l’esilio, e sembra proprio questo il senso di quanto Gesù dice sulle tribù e sui Dodici che le giudicheranno.
Commento alla Liturgia
S. Benedetto
Prima lettura
Pr 2,1-9
1Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, 2tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, 3se appunto invocherai l'intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, 4se la ricercherai come l'argento e per averla scaverai come per i tesori, 5allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, 6perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza. 7Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine, 8vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli. 9Allora comprenderai l'equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene,
Salmo Responsoriale
Dal Sal 33(34)
R. Gustate e vedete com'è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. R.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R.
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R.
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene. R.
Vangelo
Mt 19,27-29
27Allora Pietro gli rispose: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?". 28E Gesù disse loro: "In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. 29Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.
Note
Approfondimenti
In greco, il verbo krinō (κρίνω) significa anzitutto “separare, distinguere”, da cui poi “selezionare, preferire”, e quindi “giudicare”.
Nell’AT, l’atto di giudicare non riguardava solo l’emissione di una sentenza su una determinata situazione, ma proprio l’azione complessiva di governo. Infatti, l’attività dei Giudici per salvare il popolo dai pericoli dei nemici era espressa con il verbo ebraico šāpat, che significa “esercitare l’autorità”.
Probabilmente, Gesù sta comparando i Dodici ai Giudici che, dopo Mosè e Giosuè, guidarono le tribù di Israele. I Padri della Chiesa dei primi secoli, invece, intesero il giudizio di Israele non tanto come la sua propria autorità di governo quanto come una condanna del popolo per la sua incredulità.
Alcuni verbi per l'Europa
La festa di san Benedetto è la festa di un sogno che, come tutti i sogni, si avvera via via che viene accolto e interpretato. La parola di Dio che accompagna, illumina e orienta la celebrazione odierna comincia con una esortazione sapienziale:
«Figlio mio, se tu accoglierai… tendendo il tuo orecchio… inclinando il tuo cuore… invocherai l’intelligenza… allora comprenderai» (Pr 2,1-2).
Per qualunque monaco benedettino queste parole riportano subito all’inizio del Prologo della Regola di san Benedetto, che ha forgiato e continua, da secoli, a forgiare il sogno di generazioni di monaci e monache. L’intuizione politica di Carlomagno di imporre la Regola di san Benedetto a tutti i monasteri del suo giovane impero si è rivelata nei secoli una sana intuizione: la vita monastica con la sua attitudine di attenzione, di intelligenza e di cura di tutti gli aspetti della vita, da quelli più intellettuali e spirituali a quelli più pratici e quotidiani, ha formato una mentalità che sta all’origine dei valori condivisi dei nostri popoli raccolti in quella che chiamiamo Unione Europea.
La festa di oggi ricorda ai tanti monaci e monache, che ancora cercano di essere discepoli del Vangelo attraverso la fedele e creativa osservanza della regola benedettina, il loro ruolo di profezia al cuore del mondo moderno, come lo è stato in quello antico. Così questa festa diventa memoria per tutti i popoli europei della vocazione a essere segno di pace per tutto il mondo. Il vecchio continente della nostra Europa che, in realtà, a ben guardare, sembra piuttosto una provincia del grande continente asiatico, è chiamato a ringiovanire attraverso la sua rinnovata disponibilità a coniugare i verbi fondamentali di uno stile di libertà e di una disposizione di umanità coltivata nei secoli a prezzo di tanta ambiguità e non pochi errori: accogliere l’altro per crescere in una identità non ripiegata sull’interesse particolare, ma sul desiderio di dilatare il cuore e la mente a un senso sempre più consapevole di appartenenza reciproca.
Nel Vangelo scelto per questa festa, tanto monastica quanto ecclesiale ed “europea”, compare un altro verbo: «lasciare». Il Signore Gesù risponde al turbamento di Pietro con una promessa che si fa rassicurazione:
«Chiunque avrà lasciato… riceverà» (Mt 19,19).
Lungi dall’essere una parola rivolta ai monaci e ai religiosi o comunque alla “gente di Chiesa”, quella del Signore Gesù è una indicazione di stile: l’unica possibilità per poter condividere in modo sempre più realistico e realizzabile il sogno di una speranza condivisa di libertà e di felicità è di accettare di «lasciare» ogni illusione di poter guadagnare la propria sicurezza e il proprio benessere arraffando privilegi e restringendo sempre di più il cerchio dei commensali della storia. Al contrario, il Vangelo diventa la stella polare per costruire un mondo più solidale e inclusivo, nella certezza che la condivisione dei doveri di umanità non può che dare a tutti maggiore sicurezza e una pace duratura. In tal senso, la regola e la tradizione benedettine più che insegnare possono sempre orientare il cammino dei nostri popoli perché la vecchia Europa sappia declinare i verbi del Vangelo, che sono gli unici a garantire la gioia di tutti e per tutti.
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