Il sostantivo πέτρα (petra) è utilizzato nel senso di sostrato roccioso, basamento, per distinguerlo da λίθος (lithos) che indica la pietra come sasso o masso singolo. Matteo sceglie πέτρα (petra) per il racconto di resurrezione, quando descrive il terremoto che spezza le rocce, e anche per il sepolcro di Gesù, che era stato scavato “nella roccia”. Con questa caratteristica di stabilità, il sostantivo si presta a indicare le adeguate fondamenta di un edificio.
Con un gioco di parole, πέτρα (petra) trasferisce l’idea di solidità sul nome che Gesù assegna all’apostolo Πέτρος, scelto come roccia su cui edificare la sua chiesa.
Solo quando il Nuovo Testamento cita l’Antico per applicare a Gesù l’immagine della “pietra di scandalo” o “d’inciampo” (cf. Rm 9,33 e 1Pt 2,8, che citano Is 8,14), allora usa πέτρα (petra) nel senso di λίθος (lithos).
Commento alla Liturgia
Giovedì della XII settimana di Tempo Ordinario
Prima lettura
Gen 16,1-12.15-16
1Sarài, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar, 2Sarài disse ad Abram: "Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli". Abram ascoltò l'invito di Sarài. 3Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nella terra di Canaan, Sarài, moglie di Abram, prese Agar l'Egiziana, sua schiava, e la diede in moglie ad Abram, suo marito. 4Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei. 5Allora Sarài disse ad Abram: "L'offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho messo in grembo la mia schiava, ma da quando si è accorta d'essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!". 6Abram disse a Sarài: "Ecco, la tua schiava è in mano tua: trattala come ti piace". Sarài allora la maltrattò, tanto che quella fuggì dalla sua presenza. 7La trovò l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, 8e le disse: "Agar, schiava di Sarài, da dove vieni e dove vai?". Rispose: "Fuggo dalla presenza della mia padrona Sarài". 9Le disse l'angelo del Signore: "Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa". 10Le disse ancora l'angelo del Signore: "Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla, tanto sarà numerosa". 11Soggiunse poi l'angelo del Signore: "Ecco, sei incinta: partorirai un figlio e lo chiamerai Ismaele, perché il Signore ha udito il tuo lamento. 12Egli sarà come un asino selvatico; la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti contro di lui, e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli". 15Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito. 16Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 105(106)
R. Rendete grazie al Signore, perché è buono.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Chi può narrare le prodezze del Signore,
far risuonare tutta la sua lode? R.
Beati coloro che osservano il diritto
e agiscono con giustizia in ogni tempo.
Ricòrdati di me, Signore, per amore del tuo popolo. R.
Visitami con la tua salvezza,
perché io veda il bene dei tuoi eletti,
gioisca della gioia del tuo popolo,
mi vanti della tua eredità. R.
Vangelo
Mt 7,21-29
21Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". 23Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!". 24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande". 28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Note
Approfondimenti
Il sostantivo πέτρα (petra) è utilizzato nel senso di sostrato roccioso, basamento, per distinguerlo da λίθος (lithos) che indica la pietra come sasso o masso singolo. Matteo sceglie πέτρα (petra) per il racconto di resurrezione, quando descrive il terremoto che spezza le rocce, e anche per il sepolcro di Gesù, che era stato scavato “nella roccia”. Con questa caratteristica di stabilità, il sostantivo si presta a indicare le adeguate fondamenta di un edificio.
Con un gioco di parole, πέτρα (petra) trasferisce l’idea di solidità sul nome che Gesù assegna all’apostolo Πέτρος, scelto come roccia su cui edificare la sua chiesa.
Solo quando il Nuovo Testamento cita l’Antico per applicare a Gesù l’immagine della “pietra di scandalo” o “d’inciampo” (cf. Rm 9,33 e 1Pt 2,8, che citano Is 8,14), allora usa πέτρα (petra) nel senso di λίθος (lithos).
Dieci anni!
Nella prima lettura ci viene narrato uno dei passaggi più delicati della storia di Abramo:
«Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nella terra di Canaan, Sarài, moglie di Abram, prese Agar l’Egiziana, sua schiava, e la diede in moglie ad Abram, suo marito» (Gen 16,3).
Abram e Sarai sono stanchi di aspettare - come spesso capita anche a noi - e decidono così di arrangiarsi. Dieci anni sono un tempo lungo e compiuto e questo arco di tempo rappresenta la necessaria pazienza senza la quale nulla può veramente radicarsi e fondarsi stabilmente nella nostra vita. Sara pensa di trovare una soluzione, ma questa soluzione, che cerca di aggirare l’ostacolo di un’attesa percepita come infinita e inutile, non fa che creare ulteriore fatica e dolore per tutti. Di Agar si dice che «la sua padrona non contò più nulla per lei» (16,4). Di Sara si dice che «la maltrattò, tanto che quella fuggì dalla sua presenza» (16,6). Di Abramo non sappiamo bene cosa pensare, visto che si limita a non intromettersi tra le due donne che sono ormai sue mogli e una delle quali porta in grembo un suo figlio: «Ecco, la tua schiava è in mano tua: trattala come ti piace»!
Il Signore, attraverso il farsi presente del suo angelo, non resta a guardare, ma si fa vicino cercando di salvare e custodire la vita pur nel rispetto di quelle che sono le inevitabili conseguenze dei nostri arrangiamenti: «perché il Signore ha udito il tuo lamento» (16,11). Abramo non è ancora diventato l’«uomo saggio» (Mt 7,24) di cui ci parla il Signore Gesù nel Vangelo. Per costruire «sulla roccia» bisogna prendere tutto il tempo per scavare al fine di evitare la «rovina» (7,27). Nondimeno bisogna riconoscere ad Abramo tutte le attenuanti del caso! Non è facile sentire nel proprio cuore il crepitio del fuoco di una promessa e dover sopportare il gelo di un continuo rimando che fa disperare ormai di una vera realizzazione. L’esperienza di Abramo e l’insegnamento del Signore Gesù aprono anche le nostre vite alla pratica di una pazienza che non è semplice rassegnazione, ma che si fa preparazione delle condizioni di più ampie realizzazioni.
Nel frattempo dobbiamo non solo imparare ad aspettare, ma pure siamo chiamati a portare il peso delle conseguenze di scelte non del tutto sbagliate, ma chiaramente claudicanti: «Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito. Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele» (Gen 16,15-16). Eppure, nonostante i suoi ottantasei anni e i dieci anni intercorsi dal suo arrivo nella terra di Canaan, c’è ancora un lungo cammino di fede e di speranza da compiere. Così pure per noi, nonostante forse talora ci sentiamo di dire con una certa fierezza rassicurante:
«Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demoni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?» (Mt 7,22)
c’è ancora sempre molto cammino da fare per entrare nel mondo e nello stile di Dio. Come insegna Doroteo di Gaza, ogni giorno dobbiamo ricominciare a costruire la nostra casa pietra dopo pietra: una pietra di pazienza, una pietra di compassione, una pietra di perdono, una pietra di vigilanza… senza dimenticare le pietre angolari della costanza e del coraggio (cf. DOROTEO DI GAZA, Insegnamenti, XIV).
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