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Nella Settanta il termine makàrios (μακάριος) traduce l’ebraico ’ašrê con cui, tra l’altro, si apre il Sal 1, richiamando un tratto comune a molta letteratura sapienziale: i macarismi sono parole performative date da Dio perché l’uomo giunga alla felicità. Una felicità paradossale, da cercare nello stato a cui è misteriosamente connessa e in cui si può già scorgere la presenza del Regno. Pur essendo escluso sul piano grammaticale un significato al futuro, vi è una tensione escatologica dove il macarismo rimanda a un compimento futuro attraverso il “passivo divino”.
Il dativo di relazione tô pnèumati (τῷ πνεύματι) si può rendere con “quanto allo spirito”, nel senso non dello Spirito di Dio ma di quello umano, dell’intimo della persona. Matteo potrebbe intendere qui che ciò che conta è non solo e non tanto la povertà materiale, ma la povertà profonda, quella del cuore, la disposizione dell’animo di chi sopporta con fiducia ogni cosa sottomettendosi a Dio.
Tema caratteristico di Matteo, la giustizia (dikaiosùne, δικαιοσύνη) è anzitutto un attributo di Dio: non ha a che fare con la giustizia sociale ma esprime un agire umano conforme alla volontà di Dio e alla Torà. Averne “fame e sete” significa desiderare di metterla in pratica come impegno di vita, motivo per il quale si può anche arrivare a subire la persecuzione.
Tema caratteristico di Matteo, la giustizia (dikaiosùne, δικαιοσύνη) è anzitutto un attributo di Dio: non ha a che fare con la giustizia sociale ma esprime un agire umano conforme alla volontà di Dio e alla Torà. Averne “fame e sete” significa desiderare di metterla in pratica come impegno di vita, motivo per il quale si può anche arrivare a subire la persecuzione.
Commento alla Liturgia
IV Domenica Tempo Ordinario
Prima lettura
Sof 2,3.3,12-13
3Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l'umiltà; forse potrete trovarvi al riparo nel giorno dell'ira del Signore. 12Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero". Confiderà nel nome del Signore 13il resto d'Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 145(146)
R. Beati i poveri in spirito.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.
Seconda Lettura
1Cor 1,26-31
26Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. 27Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; 28quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, 29perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. 30Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.
Vangelo
Mt 5,1-12
1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: 3"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. 4Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. 5Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. 6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. 10Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
Note
Le strade della felicità
La liturgia di questa domenica invita a credere che la felicità esiste e che il suo segreto non è in un traguardo da cercare, ma in un cammino da portare avanti. Le Beatitudini ci spalancano un meraviglioso orizzonte: la felicità non è qualcosa da possedere, ma una via da percorrere. E, fortunatamente, non è vincolata a uno spazio e a un tempo: esistono molte vie di felicità, e spesso si trovano dove meno ce lo aspettiamo. È davvero una grande consolazione il fatto che il primo discorso pubblico di Gesù non inizi con un lamento ma con un annuncio: “Beati”.
Questa solenne dichiarazione è preparata nella liturgia da alcune letture che meritano di essere affrontate nel dettaglio. Il primo annuncio di speranza è la voce di Sofonia, che aveva annunciato l’esilio del popolo di Israele. I ricchi e i potenti sono stati tutti deportati e nella terra promessa sono rimasti i poveri, gli umili, quelli che non interessavano ai potenti. Questa è già una fortissima provocazione per noi. Pensiamo che la felicità si trovi necessariamente al termine di quei percorsi dove si raggiungono i soliti idoli: potenza, ricchezza, benessere. Puntualmente ci accorgiamo che non le cose non stanno affatto in questi termini. Fondiamo la ricerca della felicità sulla paura di morire e sulla conseguente bramosia di possedere, per poi scoprire che in questa direzione non ci aspetta alcuna vera gioia.
Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero. Confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele (Sof 2,12-13).
Sofonia annuncia che da quel “resto” povero e umile, rimasto dopo l’esilio, Dio potrà ricominciare una storia di salvezza e di speranza. Questo è un indizio importante, perché ci ricorda che siamo più vicini alla felicità proprio quando cade la nostra illusione di poterla programmare.
San Paolo ci ricorda che le circostanze in cui la felicità si può cercare seriamente sono quelle porzioni di vita che a noi non piacciono, ma che invece agli occhi di Dio sono un materiale preziosissimo.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù (1Cor 1,30).
Questo è il punto rilevante per capire di quale felicità ci parlano le Scritture: ci sono le felicità mondane, umane – quando riusciamo a ottenere qualcosa, a occupare un posto, a non avere malattie – e poi c’è la gioia di essere uniti a Cristo per scoprire come la sua vita possa diventare anche lo stile della nostra vita.
Le Beatitudini ci dicono che la felicità si può cercare proprio in quelle esperienze che ci appaiono sbagliate: nella debolezza, nel pianto, nella fame di giustizia, nella povertà di spirito. In esse si manifesta la possibilità di essere felici secondo il disegno di Dio.
Beati i poveri in spirito… Beati quelli che sono nel pianto… (Mt 5,3-4).
Gesù proclama beati i poveri in spirito, coloro che sanno ricevere perché hanno le mani vuote; quelli che stanno piangendo perché possono essere consolati; quelli che in questo mondo non sono attaccati ai beni ma camminano verso il Regno; quelli che stanno cercando il perdono, invece che di giustificarsi, perché lo troveranno; quelli che non hanno il cuore complicato, perché si accorgono che nella realtà – e persino nella croce – si può scorgere la presenza di Dio; quelli che non s’addormentano finché sentono che c’è qualcuno che ha fame, che piange, che ha meno di noi. Gesù non descrive un elenco di virtù morali, ma il meglio che può uscire dalla trama della nostra umanità.
Le Beatitudini svelano che la realtà, con le sue ombre e le sue luci, può diventare un luogo di felicità. Esse ci liberano dall’illusione di una vita perfetta e ci insegnano a restare dove siamo, lasciando che lo Spirito trasformi le nostre povertà in uno spazio di comunione.
Le felicità di questo mondo hanno vita breve, ma quella secondo il Vangelo dura per sempre: è la gioia di chi continua ad amare, anche nel dolore di chi avanza sulla via della vita anche in mezzo alle contraddizioni. In ebraico, infatti, “beati” significa proprio “coloro che vanno avanti”: chi non si ferma, chi non cede al lamento, chi continua a camminare verso Dio e verso gli altri, anche a piccoli passi.
Dio non chiede di simulare sentimenti, ma di continuare a camminare verso di lui. La felicità nasce quando il cuore rinuncia a tutto, tranne che ad amare. Chi accoglie la vita come dono e cerca di viverla in fraternità scopre che la beatitudine del Vangelo è già cominciata. E che la vita può essere felice oggi, non domani, perché il Signore è con noi.
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