Commento alla Liturgia

Martedì della XVI settimana di Tempo Ordinario

Prima lettura

Es 14,21-31

21Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22Gli Israeliti entrarono nel mare sull'asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. 23Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare. 24Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: "Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!". 26Il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri". 27Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. 28Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. 29Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. 30In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; 31Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.

Vangelo

Mt 12,46-50

46Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. 47Qualcuno gli disse: "Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti". 48Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". 49Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! 50Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre".

Commento alla Liturgia

Parlare

MichaelDavide Semeraro

In pochi versetti troviamo nella prima lettura un triplice riferimento al «parlare», mentre il Signore Gesù chiede a ciascuno di aprirsi a un ascolto sempre più profondo e più vero di quella che è la «volontà del Padre» (Mt 12,50). Nella tradizione ebraica, i legami familiari sono fortissimi, come in tutte le antiche culture e assumono un peso ancora più grande a motivo della fede condivisa nel Dio dei Padri, che si riceve in eredità con il latte materno e si identifica con i propri legami di sangue che risalgono fino a Dio. Questo ha come effetto che la famiglia, come in molte culture antiche i cui valori sopravvivono talora fino ai nostri giorni, ha un diritto di parola che si fa talora diritto di veto sulla vita e le scelte dei propri congiunti. L’evangelista Matteo ci mostra uno di questi momenti particolari, in cui i familiari di Gesù hanno bisogno di «parlargli» (12,46) e la reazione del Signore è un invito a porsi piuttosto in ascolto, che esige come primo passo quello di non rimanere più «fuori» (12,47) dal gruppo di quanti stanno ascoltando la sua parola, ma di accettare di esserne parte.
Questo passaggio dal pensare e dal voler parlare al decidere di mettersi in un ascolto che si fa obbedienza e conformazione alla volontà del Padre è, nella vita quotidiana di ogni credente, il vero e continuo esodo attraverso il mare di cui ci parla con toni epici la prima lettura. L’elemento dell’acqua rimanda sempre al “materno” senza il quale nessuno potrebbe venire alla luce e avere accesso alla vita, nondimeno le acque, perché possano permettere la vita, devono necessariamente separarsi per creare le possibilità, all’umido dell’indistinto fusionale, di cedere il posto all’«asciutto» (Es 14, 22) della differenziazione. Questo processo – doloroso - è imprescindibile per dare spazio alla libertà, che esige un vero processo di individuazione. Il testo dell’Esodo ci ricorda come

«Invece gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare» (Es 14,29).

Il Vangelo ci esorta a relazionarci con il Signore Gesù con le nostre orecchie e con il nostro cuore finalmente unificato e personalizzato che, per questo, non ha più bisogno di identificarsi con una “famiglia”, con un “gruppo”, con un “insieme”.
Non basta, infatti, mutare la rigida appartenenza per il vincolo di sangue a una famiglia da cui siamo stati generati, per creare un sedicente legame con una “famiglia spirituale” per essere nella logica del Vangelo. Bisogna riconoscere che talora simili legami sono ancora più potenti e invasivi di quelli familiari e il segno è che si abbia un continuo bisogno di parlare nel senso di ascoltare poco per imporre il proprio modello interpretativo del reale. Non è facile trovarsi dalla parte del popolo che attraversa il mare verso la libertà o dalla parte degli Egiziani che sono sommersi dalle acque mentre cercano di riportare a casa i loro schiavi di sempre, la cui fuga ha messo in crisi il loro sistema di vita. Potremmo chiederci in che cosa possa realmente consistere fare la volontà del Padre. Una risposta possibile potrebbe essere quella di cominciare a mettere in conto di non conoscerla e di doverla faticosamente apprendere come e con tutti gli altri.

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