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In questo contesto, il verbo sustrephō (συστρέφω) significa più propriamente “radunarsi”, o nel senso della gente intorno a Gesù oppure secondo l’idea di pellegrinaggio verso la città santa di Gerusalemme. Trattandosi di un verbo raro, Matteo deve averlo usato per uno specifico “radunarsi”, che potrebbe confermare la prassi delle tre feste di pellegrinaggio in cui migliaia di fedeli accompagnavano le offerte da depositare nel tempio. Questo spiegherebbe anche l’inserzione, proprio a questo punto, dell’episodio esclusivamente matteano relativo alla tassa del tempio.
Nella tradizione biblica e in quella rabbinica successiva, è il giorno in cui Dio ridona la vita, in cui si risolve una situazione critica, addirittura disperata. Secondo una collana o hariza di testi, costruita attraverso le citazioni bibliche in cui appare questa espressione – Osea 6,2; Genesi 42,18; Giosuè 2,16; Giona 2,1; Esdra 8,15; Ester 5,1 – si comprende come per gli ebrei “il terzo giorno” è molto più di una definizione cronologica, e questo in virtù del terzo giorno del dono della Torah in Esodo 19,16ss. Anche in una delle più antiche professioni di fede cristiane si legge: “Fu risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture” (1Corinzi 15,4).
La reazione dei discepoli all’annuncio della passione di Gesù non è qui di rifiuto (come invece Pietro in 16,22-23) ma di tristezza, lo stesso sentimento di dolore (lupeō, λυπέω) che Gesù proverà nel Getsemani (26,37). Letteralmente, la domanda è: “Il vostro Maestro non paga il didramma?” (didrachmon, δίδραχμον). Questa moneta non era più in circolazione al tempo di Gesù, ma indicava l’ammontare della tassa da pagare (didramma, o mezzo siclo). Da notare che coloro che riscuotono questa tassa non sono gli esattori delle tasse per Roma ma probabilmente personale inviato dall’alto clero di Gerusalemme alcune settimane prima della Pasqua. Il testo greco parla di “statere” (στατήρ), una moneta d’argento che valeva quattro dracme, cioè due mezzi sicli, pari alla tassa per due persone.
La reazione dei discepoli all’annuncio della passione di Gesù non è qui di rifiuto (come invece Pietro in 16,22-23) ma di tristezza, lo stesso sentimento di dolore (lupeō, λυπέω) che Gesù proverà nel Getsemani (26,37). Letteralmente, la domanda è: “Il vostro Maestro non paga il didramma?” (didrachmon, δίδραχμον). Questa moneta non era più in circolazione al tempo di Gesù, ma indicava l’ammontare della tassa da pagare (didramma, o mezzo siclo). Da notare che coloro che riscuotono questa tassa non sono gli esattori delle tasse per Roma ma probabilmente personale inviato dall’alto clero di Gerusalemme alcune settimane prima della Pasqua. Il testo greco parla di “statere” (στατήρ), una moneta d’argento che valeva quattro dracme, cioè due mezzi sicli, pari alla tassa per due persone.
Commento alla Liturgia
Lunedì della XIX settimana di Tempo Ordinario
Prima lettura
Dt 10,12-22
12Ora, Israele, che cosa ti chiede il Signore, tuo Dio, se non che tu tema il Signore, tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu lo ami, che tu serva il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l'anima, 13che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene? 14Ecco, al Signore, tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene. 15Ma il Signore predilesse soltanto i tuoi padri, li amò e, dopo di loro, ha scelto fra tutti i popoli la loro discendenza, cioè voi, come avviene oggi. 16Circoncidete dunque il vostro cuore ostinato e non indurite più la vostra cervice; 17perché il Signore, vostro Dio, è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e terribile, che non usa parzialità e non accetta regali, 18rende giustizia all'orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito. 19Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d'Egitto. 20Temi il Signore, tuo Dio, servilo, restagli fedele e giura nel suo nome. 21Egli è la tua lode, egli è il tuo Dio, che ha fatto per te quelle cose grandi e tremende che i tuoi occhi hanno visto. 22I tuoi padri scesero in Egitto in numero di settanta persone; ora il Signore, tuo Dio, ti ha reso numeroso come le stelle del cielo.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 147
R. Celebra il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R.
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.
Vangelo
Mt 17,22-27
22Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: "Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini 23e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà". Ed essi furono molto rattristati. 24Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: "Il vostro maestro non paga la tassa?". 25Rispose: "Sì". Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: "Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?". 26Rispose: "Dagli estranei". E Gesù replicò: "Quindi i figli sono liberi. 27Ma, per evitare di scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala loro per me e per te".
Note
Insieme
Il Vangelo si apre con una nota che non va sottovalutata:
«mentre si trovavano insieme in Galilea» (Mt 17,22).
Le cose importanti avvengono quando si sta insieme e sono da accogliere e da riflettere insieme, nella speranza risoluta di poter prendere in modo condiviso delle decisioni, come pure di onorarle nel concreto della vita. L’annuncio della passione è qualcosa di importante, che esige la presenza di tutti, come quando si fa un annuncio importante in una famiglia. Ed è questa comunione che permette poi di accogliere insieme la sfida di quanti «riscuotevano la tassa per il tempio» (17,24). Il Signore Gesù non reagisce alla richiesta circa la tassa da pagare da solo, ma fa appello a Simon Pietro, con cui sembra voler condividere il rischio di una risposta che è, volutamente, condivisa: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?» (17,25).
Un lungo cammino è necessario per sentire e portare le conseguenze di ciò che viene ricordato dal Deuteronomio:
«Ecco, al Signore, tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene» (Dt 10,14).
Questo senso della maestà e della magnificenza di Dio dovrebbe renderci capaci di relativizzare radicalmente tutti i nostri “mercatini religiosi” sia interiori che esteriori. Nel Deuteronomio viene continuamente insistita l’esortazione a ritrovare e ritornare all’essenziale: «Circoncidete dunque il vostro cuore ostinato e non indurite più la vostra cervice» (10,16). A questa parola sembra fare eco quella del Signore Gesù: «Ma per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su…» (Mt 17,27). Sembra proprio che il Signore Gesù ci rammenti la necessità di non complicare la vita agli altri mettendo in crisi inutilmente le credenze da cui traggono le loro sicurezze.
Nondimeno, il Signore Gesù, pur pagando la tassa per il tempio, non tace la verità che va ricordata persino alle orecchie di quanti amministrano le cose di Dio:
«Quindi i figli sono liberi» (Mt 17,26).
Proprio perché questa libertà sia un’esperienza condivisa da tutti e quasi rischiata continuamente insieme: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini» (17,22). È come se gli esattori del tempio comparissero dal nulla e, invece, sono là a ricordare al Signore e ai suoi discepoli che la «tassa» (17,24) da pagare non sarà altro che la sua stessa vita donata come offerta testimoniale di quanto ogni uomo e donna siano chiamati a libertà. Il dono della libertà non può mai essere un privilegio, ma è sempre un dono da condividere, tanto che il Deuteronomio ammonisce severamente:
«Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,19).
Immenso dono quello della libertà, che ogni giorno va riconquistato e vissuto in piena armonia con tutti coloro che condividono il nostro cammino sulla terra e che esige una bella complicità con la natura: «vi troverai una moneta d’argento»!
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