Esattamente, con il verbo eulogeō (εὐλογέω) si intende che Gesù pronuncia la berākâ, la preghiera di benedizione dell’osservante ebreo prima dei pasti, la stessa che pronuncerà in occasione dell’ultima cena. Si tratta di una tradizione farisaica, non prevista dalla Torah: Deuteronomio 8,10 prescrive la benedizione solo dopo i pasti. Pur criticando alcune prassi farisaiche quando intensificavano eccessivamente un precetto, Gesù non è contrario per principio alla tradizione farisaica.
Commento alla Liturgia
XVIII Domenica Tempo Ordinario
Prima lettura
Is 55,1-3
1O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. 2Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. 3Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide.
Seconda Lettura
Rm 8,35.37-39
35Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, 39né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Vangelo
Mt 14,13-21
13Avendo udito questo, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 14Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. 15Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: "Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare". 16Ma Gesù disse loro: "Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare". 17Gli risposero: "Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!". 18Ed egli disse: "Portatemeli qui". 19E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 20Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Approfondimenti
Esattamente, con il verbo eulogeō (εὐλογέω) si intende che Gesù pronuncia la berākâ, la preghiera di benedizione dell’osservante ebreo prima dei pasti, la stessa che pronuncerà in occasione dell’ultima cena. Si tratta di una tradizione farisaica, non prevista dalla Torah: Deuteronomio 8,10 prescrive la benedizione solo dopo i pasti. Pur criticando alcune prassi farisaiche quando intensificavano eccessivamente un precetto, Gesù non è contrario per principio alla tradizione farisaica.
Compassione
Le parole del profeta Isaia potrebbero accendere un senso di grande curiosità nel cuore della nostra società tutta governata dal criterio economico:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte» (Is 55,1).
Come accordare fiducia a un simile invito oggi, quando ogni cosa sembra sempre nascondere da qualche parte l’etichetta di un prezzo da pagare? Sono davvero pensabili un mondo e un modo di vivere dove i beni fondamentali non sono subordinati all’idolo del denaro?
L’audace invito è subito seguito da domande provocatorie che invitano a riflettere:
«Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti» (Is 55,2).
La voce del profeta fa emergere la dinamica tipica di ogni percorso idolatrico: mentre ci sembra di aver finalmente trovato qualcosa capace di estinguere la nostra fame, rimaniamo puntualmente delusi di fronte a quello che, in realtà, non è in grado di alimentare in nessun modo la nostra vera vita. Inoltre, le parole profetiche ci costringono a smascherare un’altra illusione, forse ancora più pericolosa: la pretesa di prendere e disporre di quello che vogliamo a partire da un potere d’acquisto che nella vita ci siamo conquistati. Il Signore, per bocca di Isaia, ci sorprende, rivelandoci l’esistenza di qualcosa che, invece, è davvero in grado di saziare ogni nostra fame:
«Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete» (Is 55,2-3).
Nel Vangelo troviamo una bellissima risposta alle suggestioni di Isaia. Dopo la morte di Giovanni Battista, il Signore Gesù asseconda il desiderio di ritirarsi «in un luogo deserto, in disparte» (Mt 14,13), per pregare e meditare il triste avvenimento. La ritirata strategica fallisce quando Gesù si trova inseguito dalle folle che desiderano ancora ricevere da lui il nutrimento del Regno e il pane del vangelo. Di fronte a questa umanità bisognosa, Gesù manifesta quale sia l’unico nutrimento capace di estinguere la fame del nostro cuore:
«Sentì compassione per loro e guarì i loro malati» (Mt 14,14).
La compassione è quell’inarrestabile movimento di attenzione al prossimo che ci impedisce di continuare a pensare solo a noi stessi e ci spinge a invitare l’altro alla nostra stessa mensa, per vivere una comunione e una condivisione dei beni ricevuti. Ma la compassione è un movimento che desidera anche espandersi e coinvolgerci. I discepoli sembrano spaventati all’idea di doversi fare carico di tante persone affamate e vorrebbero congedarle, ma il Signore si ricorda delle promesse di Isaia e propone un’altra via da percorrere:
«Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14,16).
I discepoli faticano a capire che mangiare non è solo riempire il ventre, ma anche nutrire il nostro bisogno di riconoscere i fratelli e le sorelle che ci stanno accanto come corpi da onorare e servire con tutto quello che siamo e abbiamo. In questo misterioso incontro di bisogni diversi eppure simili – quello di saziare e quello di saziarsi – avviene il miracolo di una felicità condivisa:
«Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene» (Mt 14,20).
Dio non sazia ogni nostra fame, ma come dice il salmista si prende cura di soddisfare nel profondo «il desiderio di ogni vivente» (Sal 144,16). Ogni volta che ci apriamo alla sfida della condivisione, anziché chiuderci nell’inganno dell’autosufficienza, possiamo creare legami di fraternità già eterni e indistruttibili. Niente e nessuno può più separare coloro che la Pasqua di Cristo ha ormai costituito fratelli e sorelle di fronte all’unico Padre:
«Chi ci separerà dall’amore di Cristo? […] Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,35.38).
Cerca nei commenti