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Con queste parole il re Davide - autore dei Salmi – esprime il rispetto per il suo discendente, chiamandolo «mio Signore». Gesù cita questo passo del Salmo per affermare che qui Davide sta parlando in realtà del Cristo. Il passaggio mostra una dichiarazione di onore per lui, nel momento in cui prende il suo posto a fianco a Dio. A Gerusalemme, il palazzo del re era situato alla destra del Tempio, per indicare questo tipo di relazione. Gesù sta cercando di suggerire ai suoi interlocutori quanto la grandezza del Cristo sia superiore al suo essere, semplicemente, figlio di Davide.
Commento alla Liturgia
Venerdì della IX settimana di Tempo Ordinario
Prima lettura
2Tm 3,10-16
10Tu invece mi hai seguito da vicino nell'insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, 11nelle persecuzioni, nelle sofferenze. Quali cose mi accaddero ad Antiòchia, a Icònio e a Listra! Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore! 12E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. 13Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri e ingannati essi stessi. 14Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso 15e conosci le sacre Scritture fin dall'infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. 16Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia,
Salmo Responsoriale
Dar Sal 118(119)
R. Grande pace, Signore, per chi ama la tua legge.
Molti mi perseguitano e mi affliggono,
ma io non abbandono i tuoi insegnamenti.
La verità è fondamento della tua parola,
ogni tuo giusto giudizio dura in eterno. R.
I potenti mi perseguitano senza motivo,
ma il mio cuore teme solo le tue parole.
Grande pace per chi ama la tua legge:
nel suo cammino non trova inciampo. R.
Aspetto da te la salvezza, Signore,
e metto in pratica i tuoi comandi.
Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti:
davanti a te sono tutte le mie vie. R.
Vangelo
Mc 12,35-37
35Insegnando nel tempio, Gesù diceva: "Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? 36Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: Disse il Signore al mio Signore : Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi. 37Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?". E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
Note
Completo
Il desiderio che l’apostolo Paolo esprime per il suo discepolo è anche il desiderio che dovremmo avere per noi stessi e per gli altri:
«perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2Tm 3,17).
Veramente l’essere «completo» è il nome nuovo della perfezione secondo il Vangelo. Il progetto di umanità che possiamo imparare proprio dalla sequela di Cristo è quello di accogliere la realtà in tutte le sue sfaccettature imparando a riconoscere le sfumature senza rifiutare nulla e cercando di integrare ogni cosa. Potremmo dire che il lungo cammino percorso dall’apostolo Paolo è il difficile ma necessario esodo interiore verso un’immagine dell’uomo che da perfetto, nel senso di integerrimo, diventa «completo» o, per usare un linguaggio più vicino alla nostra sensibilità, è sempre più integrato. Il segno che questo cammino, pur essendo ancora aperto, è a buon punto lo possiamo dedurre dalla semplicità con cui Paolo evoca gli aspetti più provanti della sua situazione di uomo e di apostolo, senza indulgere alla lamentela e senza patire troppo scandalo:
«Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore!» (2Tm 3,11).
Sembra che la sofferenza e la persecuzione, piuttosto che essere un impedimento, sono il sigillo di autenticità della testimonianza apostolica. La parola dell’apostolo ci aiuta a comprendere meglio ciò che il Signore Gesù cerca di dire agli scribi, apparentemente entrando nella loro stessa logica nei confronti delle Scritture. Ma al Signore non interessa la questione di sottile teologia quando piuttosto la possibilità di rivelare in modo adeguato la sua identità, che fa tutt’uno con la sua missione. L’evangelista Marco, appena prima della passione, sembra riassumere l’intero cammino del suo Vangelo, in cui ha cercato di dare gli elementi per comprendere il mistero di Gesù e il suo modo di essere il compimento delle promesse messianiche. Sì, Gesù è il Messia! Ma quest’affermazione dice tutto e non dice niente. Che cosa significa, infatti, per il Signore essere il Messia? Mentre la tradizione cerca di cogliere la verità di questa identità nel suo essere «figlio di Davide» (…), Gesù dice che questa verità va cercata ancora più lontano, ed esattamente nel suo essere «figlio di Dio» (…).
La testimonianza delle Scritture viene evocata da Gesù per spiegare come il fallimento messianico ormai imminente non è il segno del suo non essere il Messia, ma, al contrario, il segno di autenticazione del suo essere più che il Messia: la piena rivelazione di Dio! Gesù fa una dimostrazione esegetica elementare: Davide stesso parla così: «Dice il Signore (cioè Dio stesso) al mio Signore (cioè al Re-Messia): siedi alla mia destra» (…). Ora dice Gesù, Davide chiama chiama il Messia «Mio Signore» e così afferma che il Messia è ben più che il «figlio di Davide», è infatti «il Signore di Davide». Tutto questo è per dire una cosa essenziale: il regno che Gesù è venuto ad inaugurare e che sigillerà sulla croce non è un regno tra altri ma è qualcosa di completamente diverso e che prende le distanze da ogni forma di trionfalismo e di esclusivismo. Allora la parola di Paolo esprime bene ciò che sta a cuore al Signore Gesù per ogni suo discepolo:
«Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente» (2Tm 3,14).
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