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Il verbo σπένδω (spendō) ricorre solo due volte nel NT: qui e in Fil 2,17, sempre al passivo e in un senso figurato. Significa offrire un sacrificio di libagione, dal latino libatio, «offerta votiva». Si tratta dunque di un'offerta sacrificale di bevande, molto diffusa nei riti dell'antichità classica. Una libagione, infatti, è anche sinonimo di abbondante bevuta. Usando questo verbo, Paolo sta affermando che la sua vita è come un calice di sangue, non ancora versato, ma già offerto per l'annuncio del vangelo.
Il sostantivo leptòs (λεπτός) deriva dal verbo lèpein, che significa “sbucciare, pelare”, e per questo indica la moneta più “sottile” in circolazione all’epoca. Questa etimologia enfatizza il gesto della vedova nel dare “due volte nulla”.
Il raddoppio enfatico costruito con il parallelismo tra pànta (πάντα) e òlon (ὅλον), entrambi tradotti con “tutto”, indica il modo di donare della vedova povera: senza trattenere nulla. Dona tutti i suoi averi (pànta) e tutto ciò che la fa vivere (òlon). Donare ciò che si è: un’anticipazione di quanto Gesù stesso sta per fare.
Commento alla Liturgia
Sabato della IX settimana di Tempo Ordinario
Prima lettura
2Tm 4,1-8
1Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: 2annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. 3Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, 4rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. 5Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero. 6Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. 7Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. 8Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 70(71)
R. La mia bocca, Signore, racconterà la tua giustizia.
Della tua lode è piena la mia bocca:
tutto il giorno canto il tuo splendore.
Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze. R.
Io, invece, continuo a sperare;
moltiplicherò le tue lodi.
La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza. R.
Verrò a cantare le imprese del Signore Dio:
farò memoria della tua giustizia, di te solo.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. R.
Allora io ti renderò grazie al suono dell’arpa,
per la tua fedeltà, o mio Dio,
a te canterò sulla cetra, o Santo d’Israele. R.
Vangelo
Mc 12,38-44
38Diceva loro nel suo insegnamento: "Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa". 41Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: "In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere".
Note
Manifestazione
La conclusione della lettura annuale del Vangelo secondo Marco viene preparata da una parola dell’apostolo che ci rimanda alla conclusione della sua stessa vita, divenuta ormai una vera e propria «offerta» (2Tm 4,6). Così si conclude la prima lettura di quest’oggi:
«Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione» (2Tm 4,8).
Eppure la manifestazione del Signore sembra passare attraverso la nostra capacità e volontà di diventare con tutta la nostra vita una vera manifestazione di ciò che il «Vangelo» (4,5) ha seminato nei nostri cuori, diventando in noi seme di vita nuova. Paolo sembra finalmente pacificato proprio perché finalmente si sente riconciliato con il suo «ministero», che diventa quello del suo discepolo. Dopo una vita fatta di combattimento e vissuta come una perenne «corsa» (4,7), non raramente a ostacoli, finalmente sembra che Paolo abbia compreso che la cosa più importante non sia quella di parlare di Gesù, ma di essere interamente e completamente conformato a lui nel suo mistero pasquale.
A conferma di tutto ciò, il Vangelo secondo Marco ci lascia su questa immagine non solo suggestiva e commovente ma pure eversiva, che viene fatta notare con dovizia di particolari da Gesù ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri» (Mc 12,43). Per evitare ogni malinteso, il Signore Gesù non solo porta questa vedova all’attenzione attenta dei suoi discepoli, ma si sente obbligato a spiegare ulteriormente:
«Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere» (Mc 12,44).
Così questa donna, che rimarrà per sempre un’icona del discepolo e un simbolo dell’offerta pasquale di Cristo stesso: una vera manifestazione senza nessuna automanifestazione.
Ci congediamo dalla lettura del vangelo di Marco portando nel cuore l’immagine di questa vedova la cui grandezza sta nella sua «miseria» che non le ha impedito di dare tutto. Questa donna ci aiuta a capire, senza scandalizzarci, quello che sta per avvenire allo stesso Signore Gesù nell’imminente mistero pasquale in cui il Messia di cui si parlava ieri sarà così umiliato da poter essere vera «manifestazione» (2Tm 4,1) del Regno che ci è promesso. La sua realizzazione dipende anche da noi: dalla nostra capacità di dare «tutto» dopo avere accolto di passare attraverso la «miseria» della perdita di tutto ciò che se ci dà sicurezza ma rischia nondimeno di farci perdere in libertà.
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